L'ira di Del Piero: «Io, guerriero come Achille»

DUISBURG. Una volta era Pinturicchio, adesso si sente come Achille. Un combattente in attesa sulla collina, un po' defilato, a valutare, riflettere e concentrarsi. Pronto a brandire la spada e menar fendenti quando la guerra (calcistica, beninteso) comincerà davvero. E visto che quasi ci siamo - l'Italia debutta domani contro il Ghana - Alessandro Del Piero decide di interrompere un silenzio lungo due mesi. Concentrato, deciso, in attesa del suo Ettore: «Se c'è una battaglia finale, io ci sarò».
Il vulnerabile tallone non lo preoccupa («Sono pronto a proteggerlo»), anche se dribbla ogni tentativo di costringerlo al duello con il «gladiatore» Totti («Nessuna disputa tra di noi: la decisione spetta a Lippi»).
Alex ci prova, a partire con prudenza («Ho fatto diverse valutazioni, però non tutti i piani di attacco vanno svelati»), poi non resiste e alla prima occasione lancia un messaggio. Forte e chiaro: «Sto bene e non vedo l'ora di giocare. Mi sento al 100 per cento, anche di più». Ma nel borsino azzurro, le azioni di Totti - annunciato al 70 per cento della condizione - sono in travolgente ascesa. Del Piero rischia di cominciare in panchina il suo terzo Mondiale. Se venisse escluso - fa sapere - reagirebbe come Achille: «Per lui non era importante quante guerre faceva, ma come le faceva. A me interessa sapere quello che posso fare, non farlo sapere agli altri. Sono due anni che mi ispiro a questo sentimento...».
Il richiamo alle ultime stagioni con la Juve (e con Capello) - vissute più in panchina che in campo - non è casuale. Da riserva di lusso è stato spesso decisivo, ma «non significa certo che mi sono abituato alla panchina. Ho solo interpretato il ruolo nella maniera giusta». «Ricordatevi - aggiunge con tono deciso - che anche da titolare ho fatto bene tante volte. Quindi, mai dare niente per scontato...». È il momento dell'«ira funesta» per Del Piero-Achille e arriva (era nell'aria) la stoccata per Capello: «Ha detto che solo da due anni ho imparato a saltare l'uomo? Stavo pensando se prima ero davvero cosi scarso...»). Si scatena allora l'indomito spirito del guerriero: «Affronto tutte le difficoltà come ostacoli da superare. Non mi piango addosso... Negli ultimi due anni ho anche sorriso. Tante volte».
Sulla collina, Alex ha pensato molto. «E ho capito che questo Mondiale è un passaggio definitivo, il ponte che collega idealmente il ragazzino che ero e l'uomo che sono adesso». Non si sente a una svolta («Ne ho già vissute tante...»), ma affronta Germania 2006 deciso a giocarsi le sue carte. Ben attento, però, a non alimentare dualismi: «Io e Totti siamo al servizio di Lippi, com'è giusto. È il ct che decide cos'è meglio per la squadra». Il Mondiale è arrivato («Siamo un bel gruppo, una squadra vogliosa, collaudata, che ha esperienza») e domani con il Ghana c'è la partita «più importante, la più difficile», che l'Italia deve «giocare per vincere, non per fare bella figura». Infuria Calciopoli, ma Del Piero non condivide il ruolo che è stato ritagliato per la Nazionale: «Abbiamo una grande responsabilità ma non sono d'accordo con chi dice che il Mondiale deve servire a pulire il calcio, a cancellare quello che è successo. Non è giusto affidarsi a noi per risolvere tutti i problemi. La squadra ha tanti impegni e deve pensare a giocare».
Lo scandalo: capitolo rovente. «Dal giorno dello scudetto - dice Del Piero - sono successe tante cose e mi aspetto che ne accadano altre. Ci sono indagini in corso, tutti abbiamo bisogno di chiarezza. Attendo, e spero che le cose vadano bene per la mia squadra». E Moggi? «Non c'è da stupirsi se io e i miei compagni gli abbiamo manifestato affetto. È un appoggio morale. Anche noi, come gli altri, vogliamo capire e aspettiamo». Il futuro di Alex? Se ne parla dopo il Mondiale, ma un segnale c'è: «Sono fiducioso, alla Juve stanno cambiando moltissime cose...».