I genitori dei militari feriti: siamo orgogliosi di loro

ROMA.«Se gli chiedono di andare di nuovo in Iraq ci andrà». E' questa la convinzione espressa dal padre di Luca Daga, uno dei giovani militari feriti in Iraq rientrato poco fa in Italia, subito dopo aver reso omaggio alla salma del commilitone del figlio alla camera ardente del Celio.
Rispondendo alle domande dei giornalisti circa l'opportunità di rimanere in Iraq, ha detto: «Non esistono problemi, loro hanno scelto questo mestiere, lo fanno con orgoglio e continueranno a farlo. Io ho tre figli - ha aggiunto - e sono sempre stati fuori in missioni all' estero». A proposito dei rischi che corrono i loro figli partecipando a queste missioni all' estero, Daga ha detto: «Ognuno fa il proprio mestiere, io lavoravo in miniera e rischiavo la vita...».
«Ritengo che qualsiasi genitore debba essere orgoglioso del proprio figlio, qualsiasi lavoro faccia. Quando un figlio di un militare continua la professione del padre c' è qualcosa in più». E' quanto ha detto il tenente colonnello Ilario Pilia, padre del tenente Manuel, ferito nell'attentato in Iraq. Pilia ha aggiunto che «c'è qualcosa in più soprattutto per noi sardi, legati a valori particolari e a una brigata che ha dato lustro alla Sardegna e all'Italia con tanti sacrifici».