Guerra tra bande di giovani sudamericani
MILANO. Bande di giovani e giovanissimi delinquenti sudamericani in guerra a Milano. Risse, accoltellamenti, rapine, furti ed estorsioni per affermare il dominio di un gruppo sull'altro nel proprio territorio: una stazione della metropolitana, un angolo di giardino pubblico, una piazza periferica. 18 ecuadoriani e peruviani sono finiti in carcere a Milano, arrestati dalla polizia.
Altri nove, colpiti da ordine di custodia, non sono stati ancora rintracciati. Sei arrestati minorenni devono rispondere di associazione per delinquere, rissa, lesioni personali aggravate, rapine, violenze private, tentato omicidio, sequestro di persona, furti aggravati. I maggiorenni di rapine, lesioni personali, violenze private, tentato omicidio, rissa. Gli episodi contestati sono una trentina: in molti casi si tratta di prevaricazioni (in un episodio l'oggetto della rapina è stato solo una scarpa da ginnastica, strappata a un componente di un gruppo rivale), messe in atto al solo scopo di rimarcare la supremazia. Segno più di disagio sociale, di mancato inserimento (si tratta di immigrati di seconda generazione, alcune famiglie erano precedentemente immigrate in Spagna) che di una vera e propria determinazione a delinquere. A fronteggiarsi, 150 ragazzi organizzati con capi e sottocapi in diversi gruppi. I più numerosi sono gli ecuadoriani dei Latin King (che tra l'altro hanno annunciato il proprio raduno mondiale a Genova nei prossimi giorni), i peruviani dei Comando. E poi ci sono i Chicago, i Forever, i New York, i Soldatos Latinos. Nomi mutuati dalle bande ispaniche delle metropoli nordamericane. L'iniziazione avviene con un feroce pestaggio per misurare coraggio, forza e resistenza; l'affiliazione è curata con l'indottrinamento alla filosofia del gruppo; l'appartenenza è segnata con tatuaggi indelebili. Le regole: obbedire al capo e sopportarne i soprusi, essere pronti ad aggredire gli appartenenti alle gang avverse, divieto di tradire l'organizzazione, pagare una quota mensile destinata al Paese d'origine. I luoghi di incontro segreto sono i più disparati. Le femmine della banda, le cosiddette 'queen', sono ragazzine che fuggono di casa e si concedono ai componenti del gruppo. L'episodio tra i più gravi è stato il pestaggio di una minorenne, incinta al quinto mese, che è stata presa a calci e ha perso il bambino. La sua colpa era di essere la donna del capo dell'altra banda. Sprezzante l'sms a lui inviato subito dopo: «Quello che abbiamo fatto alla tua ragazza è solo il secondo avvertimento. Volevamo denudarla ma ci ha fatto pena. Non attendere il terzo avvertimento».