"Buffone" a Berlusconi: fu utile critica sociale

ROMA.Dire al presidente del Consiglio «fatti processare, buffone! Rispetta la legge, rispetta la democrazia o farai la fine di Ceaucescu e di don Rodrigo» non è un insulto ma, anzi, ha una «utilità sociale» per il suo carattere di «critica politica» rivolta nei confronti di un uomo pubblico.
E' il motivo in base al quale la quinta sezione penale della Cassazione ha annullato con rinvio la condanna a una multa inflitta nel febbraio 2005 dal giudice di pace di Milano al freelance Piero Ricca per aver «offeso l'onore e il decoro di Silvio Berlusconi». Secondo i supremi giudici, «non si è trattato di gratuita aggressione alla persona del querelante, ma di forte critica, speculare per intensità al livello di dissenso originato nell'ambito politico e nell'opinione pubblica dalla delicatezza dei problemi posti ed affrontati dalla parte offesa». Nella motivazione della decisionela Corte contesta al giudice di pace milanese di «aver estrapolato dalle frasi pronunciate dal Ricca il solo termine oggettivamente offensivo, negando l' esercizio del diritto di critica ed omettendo di contestualizzare, come dovuto, l'esternazione».
Il fatto avvenne il 5 maggio 2003, nel palazzo di giustizia di Milano, a margine di una udienza del processo Sme nel quale l'allora presidente del consiglio Berlusconi era comparso per rilasciare dichiarazioni spontanee. Lo stesso freelance milanese ha poi reso noto che Berlusconi lo aveva querelato chiedendo un risarcimento di 50 mila euro tramite l' Avvocatura dello Stato.
«Ci vuole tempo, ma alla fine la ragionevolezza prevale» ha commentato Piero Ricca. «Mi auguro - ha aggiunto - che i nuovi governanti si dimostrino più tolleranti verso il dissenso, oltre che più rispettosi delle leggi». «Allibito» è, invece, Nicolo Ghedini, legale dell'ex premier. «La sentenza non è preoccupante per Silvio Berlusconi ma per qualsiasi cittadino che potrà essere offeso tutte le volte che qualcuno riterrà di poterlo fare per il ruolo che ricopre». Anche per Fabrizio Cicchitto, coordinatore di Fi, la sentenza è una «istigazione all' insulto. E' evidente - conclude - che non c'é limite alla faziosità politica».