Partigiana e nonviolenta

Il suo percorso umano e politico si intreccia da sempre con le grandi svolte della sinistra italiana. Lidia Menapace, pacifista da 82 anni, eletta senatrice nello scorso aprile per Rifondazione Comunista, rappresenta una delle voci più importanti del femminismo italiano e dei movimenti della società civile. Nata a Novara il 3 aprile 1924, a diciotto anni prese parte alla Resistenza in qualità di staffetta partigina e per questo le è stato riconosciuto il titolo di «partigiano» combattente, col grando di sottotenente.
La scelta non violenta è il filo rosso che segna la sua vita: «La disobbedienza civile è uno dei modi per attuare l'azione non violenta». Questa affermazione rende valore al suo pensiero pacifista che ancora oggi funge da pungolo per tanti intellettuali di sinistra.
Nel dopoguerra fu impegnata nei movimenti cattolici e con varie organizzazioni progressiste e dopo alcuni anni di insegnamento scolastico, nel 1969 fu tra le fondatrici de «Il Manifesto». Da sempre impegnata contro ogni guerra e contro gli armamenti per un'Europa neutrale e solidale, è considerata tra le più attive e acute pensatrici del movimento delle donne. In qualità di portavoce della «Covenzione permanente di Donne contro le guerre» è sempre presente con le sue idee che la vedono, tra l'altro, tra le fondatrici dell'Associazione Rosa Luxemburg.
La maggior parte delle sue pubblicazioni e dei sui articoli arricchisce quotidiani e riviste italiane. Tra i libri che ha scritto è da segnalare l'ultimo, pubblicato nel 2000, dal titolo 'Il papa chiede perdono: le donne glielo concederanno?". (r.r.)