L'orgoglio di essere casalinghe

VOGHERA.Un colpo di straccio qua, una ramazzata là, i figli da portare a scuola, la cena da preparare, l'asse e il ferro da stiro sempre tra i piedi e il bilancio domestico da far quadrare al centesimo di euro: con tutte queste faccende la «casalinga di Voghera» non può invecchiare.
Eppure l'associazione che riunisce le massaie vogheresi, rese celebri in Italia dalla penna di Alberto Arbasino, compie dieci anni.
La festa del decennale.
La presidentessa dell'associazione, Paola Zanin, ha voluto fare le cose in grande portando in scena lo scorso fine settimana un gran galà musicale al centro Auser di via Famiglia Cignoli. Una festa organizzata fra amiche e colleghe per una ricorrenza importante. Una schiera di casalinghe abituate a sfornar torte prelibate, ne hanno trovata una in tavola con sopra dieci sfavillanti candeline. Sul palco di un galà ricco di emozioni è salito il coro della Comunità montana diretto dal maestro Eraldo Pedemonte. Musica, sapori, ricordi e brindisi: tanti ingredienti per una festa riuscita, che ha riservato spazio anche a una lotteria benefica per aiutare la parrocchia Don Orione, da sempre impegnata attraverso la rete Caritas nella raccolta e nella distribuzione di generi alimentari a persone in stato di necessità.
La squadra si presenta.
Al fianco della presidentessa Paola Zanin si sono schierate, per ricevere auguri e complimenti, le altre donne che hanno contribuito a far crescere ed evolvere la figura della «casalinga di Voghera»: Luisa Fronti, Franca Sturla, Giovanna Albanesi, Angela Agostelli, Anna Moroni, Palmira Bianchi e Franca Riva. Con loro anche altre preziose amiche e paladine dell'associazione: Mary Mangiarotti, Franca Bricchi, Alma Fabbro, Grazia Marcato e Anna Stefanelli. Chi è oggi la «casalinga di Voghera»?
La casalinga del 2000.
Una madre di famiglia, una cuoca provetta, una professionista di economia domestica cresciuta sul campo, un'esperta in «supermercatologia» e in «offertologia» impegnata nell'impresa di sbarcare il lunario, ma soprattutto un baluardo dei sapori nostrani e punto di riferimento per marito, figli e nipotini. La «casalinga di Voghera» del 2006 mastica comunicazione e nuove tecnologie: ha il videofonino, il computer, l'email e una rete di contatti sempre più fitta... la rubrica accanto al telefono non basta più. L'arma segreta della massaia vogherese, però, è sempre stata e rimane una: il buonumore. Paola Zanin non ha dubbi: «Arrivare a celebrare i dieci anni dell'associazione - dice - dimostra che la gioia di vivere è contagiosa e tiene uniti. Il nostro sodalizio esiste e ha ancora ragion d'essere perché noi vogliamo migliorare la qualità della vita in famiglia. Tutto quello che facciamo, cosi come ciò che ci ispira, è finalizzato ad aiutare a star bene, a non cadere vittime della depressione».
L'orgoglio di un ruolo.
La casalinga di Voghera dà la carica alle colleghe: «Essere impegnate in casa - osserva Zanin - vuol dire avere la possibilità di migliorare la nostra vita e quella di chi ci sta accanto. Siamo donne importanti, noi, e vogliamo che gli altri ci considerino tali. La cultura sta cambiando, rispetto a dieci anni fa siamo meno snobbate. Non vogliamo essere considerate donne di serie B solo per il fatto che non abbiamo uno stipendio mensile. Ci sono tanti modi per contribuire al benessere dei nostri cari... In questo mondo sempre più difficile - prosegue Zanin - noi pensiamo con meticolosità e rigore a un mare di faccende. Un giorno fai la spesa dove costa meno, poi badi alla casa, stiri, pensi ai figli, porti a passeggio il cane, badi agli anziani, entri in agenzia viaggi per scoprire dove e quando convenga di più andare in vacanza... siamo donne in carriera anche noi - sorride la signora Paola -, ci manca solo una qualifica ufficiale.
Manager di casa...
Io dico che 'manager della famiglia" andrebbe benissimo». E come ogni decennale che si rispetti, finita la festa è tempo di guardare al futuro: «Grazie alla sensibilità e alla voglia di fare delle associate siamo diventate ambasciatrici di Voghera in tutto il resto d'Italia, siamo un'associazione che discute e fa discutere. Siamo state brave? Beh, vogliamo fare ancora meglio - promette la signora Paola -. Noi non facciamo programmi annuali, preferiamo decidere di riunione in riunione a cosa dedicarci...». D'altra parte si sa che il dono di una brava casalinga è riuscire sempre a improvvisare per raggiungere lo scopo, che il più delle volte è trovare l'espediente per aggirare gli ostacoli quotidiani: l'associazione ha fatto di necessità virtù. L'associazione ha voglia di crescere: la casalinga non è solo un lavoro. E' un modo di essere.
Emanuele Bottiroli