Diocesi in festa: quattro nuovi preti

TORTONA. Oggi alle 18 nella cattedrale di Tortona, il vescovo Martino Canessa ordinerà quattro nuovi sacerdoti: Luigi Guarnaschelli di Baselica Stefanone. Fabrizio Pessina di Broni, Pierangelo Pietracatella di Basaluzzo e Enrico Bernuzzi di Stradella. Perchè ci si fa prete? Ognuno di loro ha una risposta. Raccontiamo quella dello stradellino Enrico Bernuzzi.
Enrico Bernuzzi ha 32 anni: si è diplomato geometra al Faravelli, si è laureato in geologia (ma lui non lo ritiene importante, lo abbiamo chiesto agli amici). Il 2 0ttobre nel 2000 Enrico Bernuzzi entra in seminario a Tortona. «Ai miei ho detto: vado in seminario - ricorda adesso il giovane diacono - Le reazioni? Forse un po' di fugace perplessità della mamma. Ma l'ho solo percepita, mai manifestata. Rispettano pienamente la mia scelta. Sono con me». Ma quando uno sceglie di fare il prete? Quando si è folgorati sulla propria via per Damasco? «Le cose maturano - è la risposta - Da bambino andavo a messa e a volte la sentivo come una costrizione. Ma c'erano aspetti della fede che mi colpivano già allora. La mia maestra Giulia Gardella per la Comunione mi regalò un vangelo con una dedica che mi invitava a tenermelo vicino, a leggerlo e a mantenermi buono... non so se sono stato buono, ma non ho smesso di sfogliarlo». Un vangelo insomma c'è sempre, cosi come l'esempio di altri preti che incide nel profondo. «L'idea del seminario nasce con l'arrivo a Stradella del compianto parroco don Bruno Bottallo - dice il giovane stradellino - ne ho parlato con lui di quello che mi frullava in testa, ha capito ciò che volevo e alla fine gli ho confermato personalmente: si don, io ci vado...». Preti. Modelli. «Ricordo don Carlo Molinelli. Anche lui con sacco di impegni. Insegnava religione al Faravelli. Non gli bastava: si fermava in un'aula dopo le lezioni anche per due ore e ascoltava i ragazzi che volevano un consiglio. Ricordo don Paolo Baffi che fu mio direttore spirituale. Una personalità coinvolgente. Era felice di fare il prete». Felice di fare il prete. «Certo. Non sto certo scappando dal mondo e non credo che fare il prete sia una scelta più faticosa di altre - dice il quasi-prete - Ho fatto le mie esperienze. Uscivo in compagnia con gli amici. Quando ho detto loro che andavo in seminario, li ho sentiti ancora più vicini, mi hanno detto che ero coraggioso. Sentivano l'esigenza di chiedermi consigli anche se non mi sento certo un risolutore di problemi. Mi piace dialogare, ascoltare. Questo si». Poi il seminario: «Quando sono entrato eravamo in 14, mai scesi in questi anni sotto i dieci. E' stata una bella esperienza segnata da alti e bassi. E' inevitabile. Una comunità comunque ben guidata dai rettori: don Gianni Captini, ora parroco del Duomo a Voghera e poi da don Gianfranco Maggi. Il nostro vescovo è stato sempre molto paterno, ci è sempre stato vicino». Domani un nuovo prete in pista in una diocesi che ne sente il bisogno di altri sacerdoti. «Il futuro è nelle mani di Dio - commenta Enrico - Io un'idea su cosa fare però ce l'ho: cercare di dialogare con i giovani. Hanno un pregio: vogliono comunicare. Lo fanno con gli sms, con le email. Vorrei inserirmi su queste frequenze. Ascoltarli. Dire la mia. In questo è stata preziosa l'esperienza vissuta con i ragazzi dell'oratorio Don Bosco». Domenica festa. La parrocchia di Stradella (come le altre che hanno un seminarista pronto al salto) sta preparando l'evento. Il parroco don Pietro Lanati (cosi come a Broni don Bonati per il futuro don Pessina) ha lanciato in modo entusiasta una lunga volata di incontri e riflessioni. Al quasi sacerdote chiediamo se se c'è un passo del vangelo che si porta dentro, che resta inciso più di altri. Enrico Bernuzzi non esita: «Gesù che chiede ai suoi discepoli: ma voi chi dite chi io sia? Li c'è tutta la voglia di incontrare l'uomo con tutti i suoi dubbi e la sua voglia di trovare delle risposte certe». (f. g.)