Ministro e detenuti cantano «O sole mio» a Regina Coeli
ROMA.Fazzoletto tricolore al collo, impettiti come soldatini e visibilmente emozionati: i detenuti del carcere di Regina Coeli cantano. E il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, li segue con attenzione dal palco al centro della rotonda dello storico penitenziario romano. Quando viene intonato 'O sole mio', il neo Guardasigilli non resiste e comincia a canticchiare sottovoce. Il movimento delle labbra è inequivocabile. E quando il coro dei detenuti passa a 'Roma'nun fa la stupida stasera' il ministro, che poco prima ha annunciato ai detenuti il suo impegno per un provvedimento di amnistia e indulto, non si tira indietro e canticchia anche lo stornello romano. L'occasione della visita a 'Regina Coeli' («la prima da Guardasigilli l'ho fatta al carcere di Benevento») è la festa della Repubblica e la lettura di alcune lettere scritte da Alcide De Gasperi nel 1937. Mastella entra nella rotonda del carcere assieme al senatore a vita Giulio Andreotti, la figlia di De Gasperi, Maria Romana, il sottosegretario alla Giustizia Luigi Manconi, il vicecapo del Dap Emilio Di Somma e il direttore del carcere Mauro Mariani. Al neo Guardasigilli e ad Andreotti un centinaio di detenuti indirizzano applausi e ovazioni. I detenuti leggono le poesie premiate da una giuria presieduta dalla figlia di De Gasperi: ai quattro vincitori, due extracomunitari e due italiani, andranno 250 euro a testa. Prima di lasciare Regina Coeli, il ministro visita la la cella della sesta sezione in cui fu rinchiuso De Gasperi dal marzo al luglio del 1937.
Dopo due ore a Regina Coeli (mille detenuti circa, di cui il 50% stranieri, contro una capienza di 800 posti) il Guardasigilli se ne va, consapevole - dice - che per un provvedimento di amnistia e di indulto servono i due terzi dei consensi delle Camere. Ma anche che il sovraffollamento è eccessivo (61 mila detenuti contro a fronte di 46 mila posti disponibili): «Una risposta per umanizzare le carceri va data, visto che è dagli anni Novanta che non si fa un'amnistia».