Galliani furioso: «C'era solo il sistema Juve»
MILANO. «Cercano di far passare il concetto secondo cui il sistema Juve e il sistema Milan fossero la stessa cosa. Non è cosi: c'era solo il sistema Juve, e tutti gli altri erano i danneggiati». Adriano Galliani replica in modo duro a un articolo apparso ieri sulla 'Stampa", quotidiano torinese di proprietà della famiglia Agnelli. Il vicepresidente del Milan e presidente della Lega Calcio è a Villasimius, in Sardegna, a un incontro con le aziende sponsor e partner del Milan.
«E' evidente e ovvio - dice - che è in atto uno scorretto tentativo proveniente da Torino, attraverso anche i suoi quotidiani politici e sportivi, e avvocati, di coinvogere il Milan per alleggerire la posizione di cui tutti sappiamo. Per fortuna la gente capisce. Non ci fanno paura e non ci fermeremo». Immediata la replica del direttore della 'Stampa", Giulio Anselmi: «Mi sembra una sciocchezza grave. Da quando è partito lo scandalo, su tutte le squadre e in primo luogo sulla Juve, la nostra unica preoccupazione è stata quella di dare le notizie».
Ma che cosa ha scritto la 'Stampa"? Il quotidiano torinese parla di una possibile combine prima di Udinese-Milan del 29 maggio 2005, ultima di campionato. «C'è il Milan nel mirino», è il titolo a tutta pagina. E poi la spiegazione. L'Udinese in quella partita ha bisogno di un punto per arrivare quarta, per accedere alla Champions League. Al Milan il risultato non interessa affatto, è già secondo ben distanziato dalla Juve (prima) e dall'Inter (terza).
'La Stampa" parla di alcune telefonate fra Leonardo Meani, addetto agli arbitri del Milan e Lorenzo Toffolini, team manager dei friulani. Il giorno prima della partita i due si sentono.
Per il quotidiano torinese la procura di Napoli, che indaga sulle partite truccate, è convinta della combine e nei prossimi giorni i magistrati potrebbero interrogare Luciano Spalletti, ora tecnico della Roma ma all'epoca dei fatti allenatore dell'Udinese. La sua posizione non è in discussione, ma in procura potrebbero chiedergli se non avesse percepito un'atmosfera strana attorno alla partita.
Sull'argomento, ieri, è intervenuto lo stesso Toffolini. «Erano solo delle battutine fra di noi, non immaginavo che potesse succedere tutto questo. Erano solo chiacchiere da bar».
Invece il direttore generale dell'Udinese, Pietro Leonardi, replica duramente: «Che se ne faceva l'Udinese di un pari contro il Milan? Se la Sampdoria avesse vinto (ha invece pareggiato contro il Bologna) sarebbe andata lei in Champions e non l'Udinese. Non c'è materia. Siamo sereni e ci rimettiamo alla giustizia».
Chi, invece, ha perso la serenità è Galliani. Ormai con la Juve è guerra aperta. A Villasimius sale sul palco, dovrebbe parlare d'altro (di sponsor, di soldi, di bilanci) e invece ricomincia: «Il tentativo disperato e scorretto è quello di coinvolgere nello scandalo il maggior competitor della Juve in questi anni. In questi ultimi dieci anni abbiamo fatto meglio di tutti in Champions, siamo in testa al ranking europeo... ma in Italia abbiamo vinto solo due scudetti. Allora, o il contropotere Milan non c'era, o se c'era funzionava male».
In serata è intervenuto anche il capo dell'Ufficio Indagini Figc Francesco Saverio Borrelli: «Non è un sistema - ha detto - ma una rete molto estesa».
Già lunedi l'ex magistrato di «mani-pulite» potrebbe essere sentito Mazzei, designatore dei guardialinee. Verso fine settimana, si dice, sarà chiamato il presidente della Lazio, Lotito.
La settimana dal 12 al 17 giugno dovrebbe veder sfilare gli arbitri (con Paparesta che deve spiegare perchè non denunciò di essere stato chiuso in uno stanzino da Moggi). Toccherà anche a Bergamo e Pairetto (ex designatori) mentre anche Moggi (che le cronache raccontano sempre più disperato e piangente) su consiglio dei suoi avvocati avrebbe deciso di farsi interrogare.