Noi a difesa della Costituzione
Ricorre oggi il 60º anniversario del referendum istituzionale, del voto mediante il quale, il 2 giugno 1946, il popolo italiano, dopo la tragedia della seconda guerra mondiale, la lotta di Liberazione e il crollo del regime fascista, sceglieva la Repubblica. Nello stesso giorno gli italiani (le donne per la prima volta al voto) eleggevano l'assemblea costituente, che avrebbe scritto la nuova Costituzione.
Era il compimento, sofferto, ma logico, di tutto quel processo che ha costituito il Risorgimento, il periodo più glorioso vissuto dal nostro Paese negli ultimi secoli e che aveva portato alla formazione dell'Italia unita e indipendente.
L'epopea del Risorgimento sin dal suo avvio era stata improntata da spirito repubblicano, ma si era conclusa, nel 1861, con l'Italia unificata sotto la monarchia dei Savoia. Quasi un secolo più tardi si realizzava l'obiettivo di Giuseppe Mazzini e di tanti altri uomini che avevano combattuto, sofferto e sacrificato la vita nel sogno dell'Italia libera dal dominio straniero e repubblicana. Gli stessi sentimenti e gli stessi ideali gli italiani li avrebbero provati ed espressi nei difficili mesi della lotta di Liberazione, fino alla caduta del fascismo e all'inizio dell'Italia libera.
L'esito del referendum del 2 giugno 1946 fu la naturale derivazione della Resistenza e del 25 Aprile e solo con la consapevolezza della connessione fra le diverse vicende, si può comprendere pienamente il valore della scelta referendaria per la Repubblica.
Negli uomini e nelle donne che nelle città e nelle campagne, sui monti o in pianura, a nord, al centro e al sud lottavano per liberare l'Italia dalla dittatura, vi era l'idea che la patria per cui rischiavano la vita,voleva ormai dire «libera repubblica»; anzi che la vera patria è solo la Repubblica, in cui i cittadini vivono insieme liberi e uguali, sotto il governo della legge. Dalla scelta repubblicana sarebbe nata la Costituzione, elaborata fra il giugno 1946 e il 31 dicembre 1947 ed entrata in vigore il 1º gennaio 1948.
Negli ultimi anni il governo di centrodestra, presieduto da Silvio Berlusconi, sotto la pressione politica di esponenti di un localismo antistatuale e antinazionale, ha fatto approvare dal Parlamento una profonda revisione della Costituzione repubblicana, tendente soprattutto a indebolire gli ordinamenti unitari, coniugando un forte autoritarismo del governo centrale con un pericoloso, quanto difficile da applicare, trasferimento di poteri di governi regionali. Su queste varianti costituzionali i cittadini saranno chiamati a esprimersi in un referendum in programma per i prossimi 25 e 26 giugno 2006.
Contro le modifiche alla Costituzione approvate dalla maggioranza di Berlusconi, pericolose negli obiettivi e confuse, se non inapplicabili, nelle modalità di attuazione e a difesa degli ordinamenti costituzionali e dell'unità repubblicana, si è subito levata la voce del repubblicanesimo risorgimentale, con la sua forte carica etica, con il richiamo alle virtù civili, al solidarismo, alla coesione nazionale, ai simboli dell'unità dell'Italia.
L'ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha dato, praticamente in ogni suo intervento ufficiale, un contributo determinante in questa direzione. A tutti noi seguirne l'esempio, esprimendo un convinto No al referendum del prossimo 25 giugno: a difesa dell'unità del Paese e della Costituzione repubblicana.
Angelo LeporeMovimento Repubblicani Europei, Pavia