Ghinzani: «La nuova Provincia pensi a un museo d'arte contemporanea»

VALLE. «Pavia manca di un museo provinciale di arte contemporanea: in tutta Europa ogni territorio esalta pittori e scultori che hanno operato nel Novecento. E' un invito ai nuovi amministratori provinciali». Alberto Ghinzani si rivolge direttamente a Vittorio Poma, neo presidente della Provincia e alla squadra che lo affiancherà: Pavia deve lanciare un segnale di rivalutazione del mondo artistico territoriale. «E' ormai diventato necessario pensare a un museo permanente di arte contemporanea, che valorizzi l'immagine culturale di Pavese, Lomellina e Oltrepo», dice lo scultore vallese.
Già presidente e oggi direttore del Museo della Permanente di Milano, Ghinzani è anche docente all'Accademia di Belle arti di Brera. Il suo nome è noto in tutti gli ambienti culturali d'Europa. Oggi Ghinzani prende spunto dall'elezione di Poma a presidente della Provincia per riproporre l'idea di creare un museo di arte contemporanea.
«Esaltare i castelli, i monumenti, la Certosa di Pavia va senz'altro bene, ma è indispensabile compiere un salto di qualità - dice l'artista lomellino -. Le istituzioni pubbliche, come le province, devono saper scommettere sull'arte contemporanea. A Milano, per esempio, gli unici musei di arte contemporanea sono la Permanente, sorto 120 anni fa, e, l'anno scorso, la Fondazione Arnaldo Pomodoro. Perché i Comuni, le Province, le Regioni non si mettono in prima fila? Oltre tutto, l'assenza di istituzioni pubbliche rischia di far prevalere i meri interessi economici sulla scala di valori di cui l'arte dovrebbe essere portatrice». Oltre tutto gli spazi non mancherebbero: «Basta solamente la volontà politica. Si deve fare sistema: un museo di artisti del Novecento, viventi o scomparsi negli ultimi decenni, costituirebbe un volano per attirare turisti e dunque rivilitalizzare il commercio. La Provincia potrebbe potenziare l'immagine dei nostri borghi con la creazione di un museo di arte contemporanea». Si imparino le lezioni degli americani: «Sono stati capaci, e anche forti, di esportare in Europa la pop art. Qui da noi, invece, prevalgono i musei di arte antica, ma non scordiamoci dell'arte dei giorni nostri. Sarebbe un 'efficace prova della percezione dell'oggi che abbiamo noi contemporanei, un'indagine del presente». Un esempio? Esporre quadri dei lomellini Santagostino e Amisani, le sculture di Narciso Cassino. Artisti da molti dimenticati, ma che potrebbero costituire il fulcro di un'esposizione museale di tutto rispetto: «Penso a un luogo di arte contemporanea in grado di calamitare interessi, di muovere risorse anche da Milano». (u.d.a.)