Borgarello, rispunta il centro commerciale
PAVIA. Per un attimo, ma forse erano state solo quattro chiacchiere con qualche assessore, quello che sarà il più grande centro commerciale della Provincia ha rischiato di finire nell'area ex-Necchi. Poi, per questioni di costi e di spazi, la «Gsc» di Bergamo ha confermato la sua vecchia soluzione. E il centro commerciale denominato «La Fabbrica» si farà a Borgarello. Dimensioni, costi, servizi e altro ancora saranno formalmente presentati dal sindaco Antonio Vitolo in consiglio comunale il prossimo 5 giugno. Ma già molto si sa di questo nuovo progetto: intanto la viabilità - un collegamento diretto tra Pavia e Vellezzo Bellini -, poi il contrappeso: qualcosa come 1.500 posti di lavoro tra impieghi diretti e collegati all'indotto.
La «Sonae Imobiliaria», multinazionale dei centri commerciali con sedi principali Portogallo e Brasile, è rimasta li, silenziosa, curata dai consulenti bergamaschi e da qualche esperto pavese abile e compentente, lasciando che i costi amministrativi lievitassero, rinnovando, anno dopo anno (la prima ipotesi ufficiale fu presentata nella primavera del 2002) il progetto e i contatti politici.
Fiduciosa, malgrado tutti avessero bocciato la possibilità di portare alle porte di Pavia, nell'aria 45mila metri quadrati di area commerciale su 90mila metri di superficie fondiaria. E quando l'Ascom gridava «no» al progetto, quando quasi tutti i partiti politici si schieravano contro, quando gli ambientalisti gridavano alla scandalo, la multinazionale attendeva tempi migliori. I maligni, ieri, indicavano le scadenze temporali: la riconferma di Aldo Poli alla guida dell'Ascom in modo da avere un solo interlocutore con il quale discutere; l'elezione del nuovo presidente dell'amministrazione provinciale (che sia di centrodestra, poi, non guasta), il cambio della giunta al Comune di Pavia e, ultima solo nell'ordine, la discussione in Regione del nuovo regolamento sul commercio. Insomma, i tempi sono maturi per ottenere un bel «si». Nel frattempo, il consiglio comunale di Borgarello è chiamato ad esprimersi sulle proposte presentate dalla società. Nel voluminosissimo plico che sarà reso pubblico il 5 giugno ci sono, tra gli altri documenti, una relazione della Bocconi sull'impatto provinciale del nuovo centro e una corposissima analisi degli impatti sulla viabilità. Se la prima, in soldoni, ci racconta come il centro commerciale a Borgarello - ma un centro commerciale moderno dove il supermercato vero e proprio è solo uno degli aspetti qualificanti - possa garantire i 1.500 posti di lavoro (e, comunque, l'addio alla disoccupazione per i paesi direttamente interessati al progetto come Certosa, Giussago e Vellezzo Bellini), la seconda apre scenari davvero inattesi. Ossia, con un costo intorno ai 10 milioni di euro, tutto a carico della Sonae Imobiliaria, la realizzazione di una strada che collegherebbe il Bivio Gramegna, ossia lo svincolo tra le tangenziali Nord e Ovest di Pavia, direttamente a Vellezzo Bellini. Bypassando cosi Borgarello (pur collegata) e Certosa, garantendo, di fatto, l'accesso quasi diretto al centro commerciale che si arrivi da sud o da nord. Tutto questo nell'area adiacente all'attuale sede dell'Edilcommercio, società in grave crisi finanziaria che proprio da un intervento del genere troverebbe ossigeno.
Le primissime reazioni al progetto sono del sindaco Antonio Vitolo che ha scelto, come spiega lui stesso, la strada della massima trasparenza amministrativa: «In questa fase non dico nulla sul progetto, né che sono favorevole, né che sono contrario. L'ipotesi presentata dalla società sarà analizzata e discussa dal consiglio comunale che si esprimerà sul merito. Se il giudizio sarà favorevole, allora credo che un progetto del genere non possa rimanere solo in municipio: l'intera cittadinanza, anzi, persino l'intera zona ha il diritto di saperne di più. Ci saranno, sicuramente, degli incontri pubblici».
Il vero problema, ovviamente, sarà l'annunciato «no» di Pavia. «Beh, capirei se la loro bocciatura fosse in generale sui centri commerciali, e potremmo discuterne - sottolina Antonio Vitolo -. Se, invece, come mi è parso di intendere, è «no» al centro commerciale a Borgarello, ma si al centro commerciale dove piacerebbe a loro, beh, è un altro paio di maniche. L'ho detto anche in passato: possiamo non farlo a Borgarello, ma allora non si faccia da nessuna parte in un'area di almeno cinquanta chilometri. Non possono esserci figli e figliastri. In ogni caso: si tratta di una proposta sulla quale vale la pena almeno riflettere. Scusi la brutalità, ma di questi tempi millecinquecento posti di lavoro non sono esattamente bruscolini... Il consiglio vedrà, e darà alla giunta un indirizzo politico».