Genova, due sorelle si impiccano insieme


GENOVA. Hanno deciso di abbandonare la vita insieme. L'altra sera, alle 21,59, uscite dal loro appartamento, in piazza Palermo, sono salite su un autobus di linea che partiva da Genova e sono scese a Nervi. I biglietti del breve viaggio li avevano ancora in tasca.
Ieri mattina, all'alba, un clochard ha visto penzolare i loro corpi da una scala della passeggiata «Anita Garibaldi», lungomare frequentatissimo e noto della riviera ligure.
Le sorelle Beatrice e Piera Rua, rispettivamente di 64 e 63 anni, si sono impiccate davanti al mare usando le corde delle barche del porticciolo. Con fermezza hanno annodato le corde sulla scala, sotto il ponte della ferrovia, e poi se le sono avvolte attorno al collo lasciandosi andare. Non hanno lasciato nessuna lettera. Un gesto disperato che trova però la motivazione all'interno della loro famiglia. Anziane, nubili e in pensione avevano in comune il male di vivere. La depressione era la bestia nera con la quale lottavano da anni a causa di un altro avvenimento tragico. Ventisei anni fa, una terza sorella si era tolta la vita suicidandosi con il gas. Da allora Beatrice, la maggiore, era entrata in depressione ed da moltissimo tempo era curata dall'istituto di Psichiatria dell'ospedale di San Martino. Poi anche Piera ha iniziato a stare male psicologicamente tanto che, parlando con i vicini di casa, si definivano «tarate». Colpite e marchiate da una depressione che ormai le aveva staccate dalla realtà portandole verso la cancellazione della vita. Il duplice suicidio sembra dunque un evento annunciato. La maggiore delle due era solita raccontare ad una vicina di casa che avrebbe comprato una pistola, ucciso la sorella minore e poi si sarebbe sparata alle tempie. Una volontà espressa più volte in maniera chiara e lucida. E la spiegazione era sempre la stessa: il ricordo del suicidio dell'altra sorella avvenuto tanti anni prima. La vicina di casa ha inoltre spiegato agli inquirenti che, quando ha sentito la notizia alla radio che parlava del ritrovamento di due donne impiccate non ancora identificate, ha detto: «Ho pensato subito che fossero loro ma poi speravo che fossero cosi imbranate da non saper fare un nodo scorsoio. C'era da aspettarselo, si sapeva che non stavano bene di testa e lo dicevano apertamente quando, quelle poche volte che avevano voglia di dialogare, confidavano brutte intenzioni». Beatrice e Piera Rua vengono descritte come persone schive e riservate, il loro appartamento era sempre in ordine e pulitissimo, mai un oggetto fuori posto. A Genova vivono altre tre sorelle con le quali non andavano d'accordo anche se, qualche tempo fa, avevano ospitato i nipoti, figli di altri tre fratelli maschi che abitano in Piemonte, vicino al Monviso. Beatrice aveva lavorato nello stabilimento Saiwa di Novi Ligure ed era in pensione, Piera aveva svolto il lavoro di commessa in un negozio di Genova. Nonostante avessero una famiglia numerosa, la depressione le aveva allontanate dagli affetti.

Roberta Rizzo