L'imperativo di Draghi: «Tornare alla crescita»


ROMA.«Tornare alla crescita», dice Mario Draghi (nella foto), Governatore della Banca d'Italia, nelle sue prime «Considerazioni finali». Anche se non sarà facile, anche se l'indebitamento pubblico nel 2006 «rischia di superare di nuovo il 4%». La Banca d'Italia stima che, per conseguire l'obiettivo del 2,8% deficit-Pil indicato dal governo Berlusconi, sia «necessaria una correzione nell'ordine di due punti percentuali del prodotto».
Qualcosa come 30 miliardi di euro cui andrebbero sommati «eventuali interventi di abbassamento della pressione fiscale o di rilancio degli investimenti pubblici».
La novità è la presenza in prima fila di Fausto Bertinotti, presidente della Camera. Un invito che ha un forte valore politico, perché la Banca d'Italia - spiega il Governatore - si propone «come consigliere autonomo, fidato, del governo, del Parlamento e dell'opinione pubblica». Accanto a Bertinotti c'è Carlo Azeglio Ciampi, cui Draghi rivolge un saluto imprevisto che raccoglie un lungo applauso. Ci sono duemilacinquecento invitati, solo la poltrona riservata al predecessore, Antonio Fazio, è vuota («Assente per motivi di opportunità», spiegheranno poi i suoi legali). Draghi rivolge a Fazio «un ringraziamento non formale», «per aver speso l'intera vita professionale al servizio di questa istituzione». Ma poche righe oltre parla di Banca d'Italia «ferita» dal «periodo convulso di scandali, di speculazioni, durante il quale era parso che il mercato, i risparmi degli italiani, il destino di società in settori rilevanti per l'economia nazionale fossero preda dell'arbitrio, dell'interesse, delle trame di pochi individui».
Siamo già nel vivo delle Considerazioni, alla rivoluzione «etica» per i membri del suo vertice, a quella «filosofica» per le Opa sulle banche. Il Governatore traccia il nuovo assetto della banca centrale italiana. Annuncia l'approvazione del Codice etico (regole su conflitti di interesse, cariche esterne, riservatezza, regali), chiede alle banche di fare altrettanto. Cambia le regole delle Opa bancarie disponendo che la Vigilanza sia chiamata dopo e non prima che i consigli di amministrazione decidano, niente più autorizzazione preventiva, dunque, di dubbia legittimità giuridica.
Per le banche arrivano indicazioni precise su ciò che Bankitalia vuole da chi amministra il credito in Italia. Gli scandali sui bond argentini, su quelli di Cirio e Parmalat sono ancora fresco ricordo, la contromisura ha un nome inglese: «Compliance». «La Banca d'Italia - dice il Governatore - emanerà istruzioni perché le banche istruiscano una specifica funzione di verifica della compliance, cioè della conformità dei propri comportamenti alle prescrizioni normative e di autoregolamentazione».
Alla fine torna la necessità della crescita. «E' la priorità assoluta della politica economica italiana: proprio come l'entrata nell'Unione monetaria lo fu dieci anni fa - dice ancora Draghi - Preservando la stabilità a duro prezzo acquisita, si deve ritrovare la via dello sviluppo. Le azioni da intraprendere, incluse le misure per il risanamento della finanza pubblica, divenuto imperativo, devono essere vagliate in primo luogo sotto questo profilo».
Tornare alla crescita agendo sull'età pensionabile, riducendo il cuneo fiscale, ma anche aumentando la produttività con innovazione e investimenti. Utilizzando i contratti atipici in maniera virtuosa e non come «surrogato dell'ordinaria flessibilità dell'impiego», un utilizzo improprio che impedisce «a molti giovani di pianificare un futuro». Tornare alla crescita recuperando il gap nella scuola, nella giustizia civile, nell'occupazione giovanile. Tutti campi in cui siamo in fondo alle classifiche Ocse, ricorda Draghi.

Alessandro Cecioni