Fassino: niente spallata, premio all'Unione

ROMA. L'Unione conferma e rafforza le proprie posizioni. La Casa delle libertà non sfonda, perde anzi diverse delle amministrazioni che controllava e, fra i partiti, Forza Italia subisce in qualche caso veri e propri crolli di consenso. I risultati definitivi hanno confermato e precisato lo scenario emerso dalle prime indicazioni. Non solo non c'è stata la rivincita invocata da Berlusconi ma, nonostante tutte le distinzioni fra voto amministrativo e politico, il governo Prodi esce rafforzato dal nuovo test elettorale, l'opposizione di centrodestra con le armi spuntate.
Silvio Berlusconi si dice soddisfatto: «Forza Italia si conferma il primo partito italiano anche in una competizione amministrativa, sul terreno a noi più sfavorevole». Ma a parte Milano, dove il Cavaliere riscuote oltre 52 mila preferenze personali e il suo partito si attesta ancora su un granitico 32,2 (nelle comunali del 2001 aveva però il 37,5), nel resto dell'Italia il partito sbanda vistosamente, in alcuni casi, come a Roma, precipita al minimo storico, grazie anche al trasloco di interi pezzi di partito.
Persino in Sicilia, dove la Casa delle libertà ottiene forse il successo più significativo, Forza Italia passa dal 25,1 del 2001 al 19,2 attuale.
A Roma crolla dal 19,2 al 10,1, mentre una lista di tranfughi forzisti schierati con Veltroni raccoglie ben il 4,5 per cento. E perde qualcosa perfino a Napoli, dove Berlusconi stesso era sceso in campo come capolista, passando dal 17,4 al 17,2.
Proprio il capoluogo campano sembra del resto il punto di snodo della intera tornata elettorale. Il centrodestra l'aveva scelto come punto di attacco dove concentrare tutti gli sforzi per ottenere la rivinciata sulle politiche, la famosa «lettera di sfratto» da spedire a Prodi, più volte agitata da Berlusconi, Fini e Casini. A Napoli invece c'è stata invece una straordinaria prova di tenuta del centrosinistra. Rosa Russo Iervolino è stata infatti eletta al primo turno (la volta precedente aveva vinto al ballottaggio) con una larga maggioranza del 57 per cento, anche in presenza di un'altra lista di sinistra che ha raccolto il 3,5 per cento. In tutto, il centrosinistra è cioè andato anche in questo caso, come a Torino e a Roma, sopra il 60 per cento. E ora, proprio Sandro Bondi, il coordinatore forzista, invita a non confondere il significato del voto delle amministrative con quello per le politiche.
«Gli italiani - ribadisce invece Piero Fassino - hanno respinto l'idea di una rivincita che ha proposto Berlusconi, hanno respinto la spallata, hanno respinto anche il clima a testa bassa con cui Berlusconi ha condotto questa campagna elettorale ed hanno premiato invece il buon governo dei nostri sindaci». E più in generale, sottolinea il segretario Ds, «gli italiani rifiutano il clima da guerra civile permanente che Berlusconi cerca di alimentare».
I Ds si possono invece dire soddisfatti sul doppio fronte dell'affermazione delle liste unitarie dell'Ulivo e, dove Ds e Margherita si presentavano divisi, di quelle della Quercia. In Sicilia, ad esempio, i Ds tornano ad essere il primo partito dell'Unione e il secondo in assoluto, passando dal 10,3 al 14 per cento.
In generale, il voto rilancia il Partito democratico, innanzitutto sulla spinta dei sindaci delle grandi città. «Sarò sindaco di Torino fino al 2011 - assicura ad esempio Sergio Chiamparino - ma sono pronto a fare la mia parte di costruttore di unità all'interno del centrosinistra. Ritengo che quel partito sia il nuovo contenitore in cui verranno declinati i grandi temi della sinistra». Come al solito c'è però anche chi frena. Anche il presidente del Senato, Franco Marini, è convinto che ormai il cammino verso il Partito democratico «non si possa fermare». Chiede però «un periodo di rodaggio un po' più lungo», rispetto alla scadenza del 2007 di cui si è parlato nei giorni scorsi.
A sinistra dell'Ulivo, Rifondazione guadagna qualcosa rispetto alle precedenti comunali, ma perde qualcosa rispetto alle ultime politiche. Non registra insomma un effetto Bertinotti presidente della Camera.
Cattive notizie, anche in queste elezioni, arrivano infine per l'altra metà del cielo. Dei 79 sindaci eletti finora solo 4 sono infatti donne: Letizia Moratti a Milano e Russo Iervolino a Napoli e poi la candidata della Cdl a Lecco e quella dell'Unione a Galatina (Lecce).