Ecco Basso, nuovo cannibale
APRICA. Buono quello? Si, buono come un cannibale. Ivan Basso, il Ragazzo che Sorride, sull'ultima rampa per l'Aprica sente profumo di traguardo. Allunga, si scolla di dosso Simoni che già pregusta un mezzo regalino. Basso vince la tappa dedicata a Pantani, stravince il Giro 2006 e alza al cielo la foto del piccolo Santiago, il figlio che gli è appena nato. La dedica pare un alibi per essersi fatto beffe di Gibo, il Vècio che in discesa (visto che Basso balbettava nel tuffo a valle) lo aveva aspettato e guidato, sicuro che Basso avrebbe contraccambiato. Almeno la tappa, perché Simoni fino all'ultimo aveva sperato di togliere il secondo posto al «fenomeno strano» Gutierrez Cataluña, ma non gli era riuscito.
Se c'era stato un patto fra i due, male ha fatto il Cannibale a non rispettarlo. Certo, uno che nella sua carriera ha vinto cosi poco, se a 29 anni ha tanta fame arretrata di vittorie... Simoni s'arrabbia, poi, dice la verità, la sua verità: «Signori non ce ne sono più, in giro. Se avessi a che fare con degli uomini...». L'amarezza è grande. Forse c'entra anche il fatto che nel finale il Gibo non era più brillante. Ma per Basso non c'era in ballo il primo posto, ma solo la vittoria di tappa, la terza dopo Maielletta e Bondone. Certo, il trentino avrebbe fatto bene a guardare nella tasca di Basso fin dal mattino. Fin da quando, sul Mortirolo, Ivan aveva allungato portandosi appresso lui, il Vècio e basta, sbriciolando alle spalle la pletora dei contendenti: Gutierrez e Cunego, Piepoli e Savoldelli... Le valutazioni morali non ci spettano, e poi i cannibali sono cannibali, non ci tengono ad essere «signori». A Merckx nessuno ha mai detto nulla. Simoni comunque arriva sul traguardo a più di un minuto. Poi arrivano Gutierrez e Cunego. Quest'ultimo frega il quarto posto in classifica a Savoldelli. La corsa si è svolta tutta li: rampa, discesa, cavalcata verso l'Aprica. Chi si aspettava sfracelli dall'inizio della tappa s'è illuso: troppe spie rosse in gruppo. Tutto o quasi è successo sul Mortirolo dedicato a Pantani. Poi prima dell'Aprica, è arrivata la sorpresona. Sul Gavia Garate intasca la maglia verde definitiva, poi la discesa orrida ha consigliato tutta la prudenza del mondo all'intero biscione colorato. Tuffo in Valfurva, dunque, poi Bormio, quindi lo schiaffone del Mortirolo a decidere decideva tutto. Dire «tutto» è esagerato, ma, se la maglia rosa di Milano era già decisa, la vittoria all'Aprica è considerata solo due scalini sotto l'olimpo che ospita Alpe d'Huez, Stelvio, Galibier e Mont Ventoux: una laurea honoris causa.
Il Giro è finito, la tappa di oggi, che parte dallo strombazzato Museo del Ghisallo (il culturismo della cultura ciclistica) e arriva a Milano per chiudersi con il solito circuitone snobbato dai milanesi, è soltanto una passerella che celebra la città della Gazzetta. Il prossimo anno il Giro dovrebbe partire dalla Sardegna, da dove manca dal 1991, e chiudersi all'Arena di Verona. Come nel 1984, quando Moser bettè Fignon. Che sia l'inizio di una nuova era? Intanto è cominciata quella di Basso. Ma non chiamatelo Ivan il Terribile