Unipol, Consorte: «Speravano morissi, invece sono qui»

MILANO.«Speravano che io morissi, lo speravano in tanti. Per fortuna secondo il medico, non è ancora certo, me la dovrei cavare». Lo ha detto, conversando con i cronisti, l'ex amministratore delegato e presidente di Unipol, Giovanni Consorte a margine del processo per insider trading in corso a Milano. A proposito della documentazione depositata ieri in Procura a Roma sulla scalata a Bnl, Consorte si è limitato a dire che «è importante. Sarà depositata anche a Milano. Si tratta di una ricostruzione fatta giorno per giorno». L'ex numero uno di Unipol ha avuto, come dichiarato in una recente nota alla stampa, una grave malattia. Ha affrontato due mesi di terapia intensiva e, al momento, le sue condizioni sembrano essere migliorate. Nella memoria depositata ieri a Roma e a Milano Consorte parla di un 'cotton club" costituito da politici, imprenditori ed altri esponenti del mondo della cooperazione e dei sindacati che a un certo punto ostacolarono il progetto di scalata a Bnl. Consorte, tuttavia, interrogato su chi fossero le persone che si augurano la sua fine, si è trincerato dietro un no comment. E ancora: «Qualcuno non voleva che noi acquistassimo la Toro che poi andò alla De Agostini». Lo ha detto Consorte, nel corso dell'interrogatorio che si è svolto a Milano. Nel ricostruire i piani di investimento di Unipol, Consorte ha infatti ricordato che nel 2002 c'era l'intenzione di acquistare la Toro e che c'era una trattativa con Generali Venezia per comprare anche il 7,5% di Bnl. Ma su quest'ultima operazione mancò sempre l'autorizzazione di Banca d'Italia.