Berlusconi minaccia: via dal Parlamento


ROMA. Il governo Prodi incasserà oggi la fiducia della Camera ed entrerà definitivamente nella pienezza dei poteri. Nessun patema a Montecitorio: Prodi ha 68 voti di margine e le sorprese sono impossibili. L'unica attesa è per gli interventi dei leader politici che come al solito misureranno il clima politico, in diretta Tv, nelle dichiarazioni di voto di oggi pomeriggio.
Già ieri Silvio Berlusconi (foto) ha però fatto cadere una pietra tombale su qualsiasi ipotesi di dialogo con la maggioranza. Opposizione dura e senza sconti, ha ripetuto tornando nello studio di «Porta a porta». Ha promesso che il centrodestra in nessun caso verrà in soccorso se il centrosinistra si dovesse dividere sulla politica estera. Ha assicurato che nel Senato, dove l'Unione può contare su pochi voti di margine, chiederà a ripetizione la verifica del numero legale, anche a costo di bloccare i lavori.
Ma ha innanzitutto detto «no» a qualsiasi accordo fra maggioranza e opposizione sulle presidenze delle commissioni. Anche all'ipotesi di Fini presidente della commissione Esteri della Camera. «Non sono d'accordo. E non credo che un ministro possa fare il presidente di commissione. Sarebbe poco dignitoso».
Una sola poltrona il Cavaliere rivendica alla Casa delle libertà. Quella della giunta per le elezioni. La casamatta da dove vuole continuare la sua battaglia sul risultato delle ultime elezioni. I voti, ha ripetuto ieri, vanno ricontati uno per uno perché «la Cassazione ha deciso senza alcun controllo approfondito». E perché il risultato che alla Camera dà la maggioranza al centrosinistra per 24 mila voti «non è il vero risultato».
Un controllo, quello voto per voto, che sarà quasi certamente impossibile fare. Ma su cui Berlusconi già punta la nuova arma totale: «Il ritiro immediato di tutti i deputati e i senatori della Cdl» se la verifica del voto gli desse ragione e se Napolitano non volesse comunque sciogliere le camere. Un ragionamento fatto forse da troppi «se», ma che testimonia di una sola e radicata volontà: non accettare il ruolo di minoranza. Rivendicare sempre e comunque di essere maggioranza nel paese («siamo al 52,8%, l'Unione al 46,7», ha detto sventolando un nuovo sondaggio). Si lamenta della legge elettorale approvata dalla Casa delle libertà (è stata «un errore capitale»), ma anche di aver dato il voto agli italiani all'estero («Ho dovuto preoccuparmi soprattutto di non far cadere il governo»). Parla di odio delle sinistra verso di lui e teme violenze sulla sua persone. E protesta ovviamente contro «l'occupazione» dei ruoli istituzionali da parte del centrosinistra. Hanno tutto il potere nei giornali, nelle banche, nel cinema, nel teatro e ora anche nello Stato. Siamo a una «emergenza democratica - accusa - molto vicina a un regime». Lo seguiranno i suoi alleati?

Andrea Palombi