Padoa Schioppa: crisi come negli anni '90


ROMA. In questo momento non si può escludere nulla. Soprattutto una manovra bis. La situazione dei conti pubblici italiani ricorda, inflazione a parte, quella di inizio degli anni '90. Quando l'erario era sull'orlo di un baratro e, nel 1992, ci fu una memorabile «stretta» firmata Giuliano Amato. Una botta da 90mila miliardi. Il ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa lancia l'allarme, chiama all'emergenza e avvia una riunione settimanale con il governatore di Bankitalia Draghi per monitorare lo stato delle cose. Stamane un gruppo di lavoro comincerà a lavorare a ritmi serrati, con riunioni quotidiane, dicono al ministero.
Ieri il ministro ha incontrato a via XX settembre i sottosegretari e il direttore generale per tornare ad insistere su un concetto chiave: l'economia italiana deve affrontare una sfida che si riassume nelle due parole, stabilità e crescita. C'erano una settantina tra dirigenti e tecnici ministeriali alla convocazione del ministro, il quale ha ricordato che questa situazione è peggiore di quella che c'era stata fino alla fine degli anni Ottanta, quando non c'era stabilità ma c'era crescita. In ogni caso, ha aggiunto, in questa prima fase «è cruciale analizzare la situazione senza pensare già a possibili rimedi». Come diceva Luigi Einaudi, ha citato, «bisogna conoscere per decidere». Questa fase della conoscenza dovrà avere una prima fine il 7 giugno quando è in programma il confronto con i colleghi europei all'Ecofin
Più esplicito sulle intenzioni del governo e sulla gravità della situazione Pierluigi Bersani, ministro delle Attività Produttive: «Ora ci occupiamo dei conti pubblici, dobbiamo rifare i conti e vedere quanta polvere c'è sotto il tappeto. Il ministro Padoa Schioppa sta lavorando, poi bisognerà impostare le prime misure sia di risanamento che di sviluppo, capire se dobbiamo fare subito una manovra correttiva o concentrarci su DPEF e finanziaria». E a chi gli chiede se bisogna aspettarsi una manovra, Bersani risponde: «Al momento non possiamo escludere niente».
Il 29 maggio Romano Prodi volerà a Bruxelles forse con la richiesta in tasca di allungare di un anno, dal 2007 al 2008, il rientro dell'Italia sotto il tetto del 3%. Le prime stime indicano un deficit tendenziale superiore al 4%, all'interno di una forchetta compresa tra il 4,1 e il 4,5 %. Per centrare l'obiettivo del 3,8 concordato in sede europea sarebbero necessari tra i 4 e i 6,5 miliardi di euro di maggiori entrate. Ma all'interno della maggioranza non tutti sono convinti che il varo di una manovra bis sia la soluzione migliore. L'economia sta dando segnali di ripresa, come dimostra il fatturato industriale censito dall'Istat venerdi, e c'è il timore che un intervento possa frenare l'uscita dal tunnel. Fuori dalla maggioranza anche i sindacati non sarebbero favorevoli ad una manovra bis. Secondo Epifani (Cgil) «quando si prepara la legge finanziaria, bisogna prevedere correzioni e investimenti. Per non avere una politica dei due tempi, prima risanamento e poi sviluppo, ci vuole un unico tempo e un'unica manovra».

Antonella Fantò