L'EQUILIBRISMO DEL PREMIER
Il programma di Romano Prodi per l'attività del suo governo oscilla, con non poche difficoltà, fra la revisione di leggi (mal)fatte dal precedente governo e la proposta di interventi innovativi, in special modo per il rilancio dell'economia. In parte, è un esercizio da equilibrista soprattutto perché al Senato il centrosinistra ha una maggioranza molto risicata e l'opposizione cercherà di ottenere un successo che avrebbe qualcosa di clamoroso.
Per quel che riguarda le leggi da rivedere, non può esserci alcun dubbio che sono proprio alcune delle leggi sulle quali il governo Berlusconi aveva puntato maggiormente e in maniera assolutamente controversa (a proposito del «muro contro muro» che i sostenitori del centro-destra scoprono adesso dopo averlo praticato con durezza per cinque anni). Sono i tre grandi temi della giustizia, dell'informazione televisiva e del conflitto di interessi. Poiché sono temi molto complessi, è opportuno che si cominci subito al fine di non giungere a fine legislatura, come capitò nel 2001, lasciandoli irrisolti. Per quel che riguarda il pacchetto di riforme costituzionali, la parola sta per arrivare ai cittadini che si esprimeranno nel referendum del 25/26 giugno.
Fatta piazza pulita di una riforma brutta e confusa, bisognerà poi procedere per qualche ammodernamento ad una Costituzione che sta per compiere sessant'anni. Soprattutto, bisognerà riformare una legge elettorale proporzionale con premio di maggioranza che ha dato, come era stato previsto, pessima prova di sé, ma che, attenzione, piace ai partiti piccoli e ai loro altrettanto piccoli partitocrati. Sulla politica estera e, in particolare, sull'Iraq Prodi non ha detto nulla di nuovo, tranne condannare la guerra poiché ha fatto crescere i pericoli del terrorismo, e si è giustamente stupito delle contestazioni del centro-destra. Anche per il governo Berlusconi, infatti, il ritiro era fissato entro il dicembre 2006. Con gli UsA Prodi tratterà attraverso l'Unione Europea, ed è giusto cosi. I problemi veri del nuovo governo stanno tutti nei settori economico-sociali. Se non perderanno tempo in inutili, anche se sacrosanti, rimproveri ai ministri precedenti, i governanti di Prodi dovranno dedicarsi alla revisione, non cancellazione, della legge Biagi per rendere il mercato del lavoro flessibile senza rendere i lavoratori, in special modo i giovani, tutti precari. Le risorse dovranno venire, anzitutto, per ragioni, anche queste sacrosante, di equità, dalla lotta contro l'evasione, vera palla al piede dell'economia italiana. Sono risorse ingenti che potranno essere investite nella ricerca scientifica e nella formazione.
In definitiva, Prodi non è riuscito a sfuggire al rito di un discorso programmatico che inevitabilmente deve contenere un elenco di cose da fare. Il cammino sarà difficoltoso, sperabilmente lungo, ma Prodi manifesta fiducia sulla solidità e sulle capacità della squadra di governo che, con la nomina di 72 sottosegretari, sembra essere arrivata al tetto massimo di quasi cento persone impegnate in cariche di governo.
Cammin facendo si vedrà se i ministri bravi e competenti sapranno anche dare un colpo d'ala ad un governo che sembra davvero averne molto bisogno.