«Dureremo cinque anni, non possiamo fallire»


ROMA. «E' una squadra, non un insieme di primedonne, e durerà per l'intera legislatura». Romano Prodi non sembra spaventato dalle incognite che attendono il suo governo. Anzi è sicuro: non finirà come la sua prima avventura a Palazzo Chigi, iniziata esattamente 10 anni fa: «L'Italia si aspetta molto. Non possiamo fallire». La prima verifica non si farà attendere.
Oggi il Professore esporrà al Senato il suo programma, domani si voterà la fiducia. E si misurerà per la prima volta la tenuta della risicata maggioranza su cui il centrosinistra può contare a Palazzo Madama. Se tutto filerà liscio, martedi prossimo il governo sarà comunque nella pienezza dei suoi poteri. E chiusa finalmente l'interminabile pausa elettorale, dovrà iniziare a mettere mano alle urgenze del Paese.
«E' una squadra che con questi nomi può funzionare bene», ha detto Prodi andando dal presidente della Camera, Fausto Bertinotti, dopo aver presentato la lista dei ministri a Napolitano. Una squadra, quella dei suoi ministri, aveva già sostenuto, che «è molto omogenea e spero diventerà anche affiatata».
Certo, quella del suo governo non sarà una navigazione facile. All'orizzonte ci sono sfide pesanti, a cominciare da quella dei conti pubblici e dell'economia stagnante, l'opposizione di Berlusconi non farà sconti e soprattutto al Senato ogni passaggio parlamentare rischia di trasformarsi in un calvario con i margini ristretti di cui gode.
Si comincia oggi alle 12,00, quando Prodi farà la sua relazione al Senato. Dalle 15,30 inizia la discussione, domani alle 11,00 il Professore terrà la sua replica, poi le dichiarazioni di voto e intorno alle 13 il primo voto di fiducia. Si replicherà all'inizio della prossima settimana alla Camera. A Montecitorio il discorso di Prodi è previsto infatti alle 9 di lunedi, mentre Martedi alle 16,30 ci sarà il voto di fiducia, assai più tranquillo per la larga maggioranza di cui dispone il centrosinistra.
Domani al Senato si tornerà invece a fare il conto dei voti di maggioranza. A differenza dell'elezione del presidente, questa volta il voto sarà palese e sarà sufficiente la maggioranza semplice dei votanti. La situazione non è comunque priva di rischi per Prodi. Sulla carta l'Unione ha infatti 158 voti, la Cdl 156. Ma già un senatore dell'Italia dei valori di Di Pietro, Sergio De Gregorio, eletto all'estero, minaccia di non votare la fiducia per protesta contro il fatto che non sia stato nominato un ministro per gli italiani nel mondo.
Prodi potrà contare ancora una volta sul voto dei senatori a vita, fra cui non ci sarà più quello di Napolitano, ma è assai probabile che si aggiunga quello di Carlo Azeglio Ciampi. Per il futuro ci sono poi due senatori, Livia Turco e Clemente Mastella, nominati ministri. La prima sicuramente si dimetterà da senatrice, e ridurrà dunque ulteriormente il margine del centrosinistra. Mastella non sarebbe invece intenzionato a dimettersi, reclamando come leader di partito una tribuna parlamentare.
Superato lo scoglio della fiducia, Prodi dovrà invece affrontare i nodi più urgenti a cominciare dall'economia. Per prima cosa dovrà procedere ad una verifica precisa dello stato dei conti pubblici per capire a che punto siamo davvero. Si capirà cosi se sarà necessaria una manovra correttiva già prima dell'estate e in generale i margini di manovra possibili. Nei primi cento giorni il Professore avvierà infatti il taglio del cuneo fiscale promesso in campagna elettorale. Una misura, che potrebbe anche essere varata per decreto, diventando cosi immediatamente operativa, e che dovrebbe rendere contemporaneamente più pesante la busta paga dei lavoratori e più leggeri i costi per le imprese.
Una misura però anche costosa, e per la quale bisognerà quindi trovare la necessaria copertura finanziaria. Del resto entro il 30 giugno il governo dovrà presentare il Documento di programmazione economica e finanziaria per il prossimo triennio. Il primo impegno del neoministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa. Nel frattempo il governo affronterà altre due importanti test politici: il 28 maggio quello delle amministrative, il 25 giugno quello del referendum sulla devolution. E fra i primi problemi internazionali il ritiro dei nostri soldati dall'Iraq.

Andrea Palombi