Prodi giura, si parte
ROMA.«Din-din-din». Il campanellino d'argento usato per aprire i lavori del consiglio dei ministri, che un sorridente Silvio Berlusconi fa suonare per l'ultima volta e poi consegna a Romano Prodi, segna formalmente il passaggio delle consegne a palazzo Chigi. Via il Cavaliere, avanti il Professore. Un passaggio delle consegne avvenuto «in perfetta cordialità e amicizia», ha commentato Prodi. «Il colloquio con lui è stato molto lungo e utile. Un colloquio al di là della formalità». La scena, immortalata dai fotografi proprio mentre Gianni Letta abbraccia e bacia il nipote Enrico, che è il nuovo sottosegretario alla presidenza del consiglio, si svolge nel palazzo del governo dopo che Prodi e i suoi 25 ministri (19 deputati, 2 senatori, 4 «tecnici») hanno giurato fedeltà alla Costituzione davanti a Napolitano.
Il giuramento. Nel Salone delle Feste del Quirinale, illuminato da due grandi lampadari di cristallo, i ministri leggono il cartoncino con la formula del giuramento. Il primo a giurare, dopo il premier, è il ministro degli Esteri e vicepremier, Massimo D'Alema, l'ultimo è il ministro dell'Università e della Ricerca, Fabio Mussi. La cerimonia dura mezz'ora. Nell'emozione del momento, amplificata da un caldo torrido, Giulio Santagata (Attuazione del programma) e Arturo Parisi (Difesa) dimenticano il foglietto sulla sedia mentre quando arriva il turno di Antonio Di Pietro (Infrastrutture) per un attimo va via la luce.
Squadra coesa. Finita la cerimonia, partono le foto di rito. Poi, arriva momento del brindisi augurale con Napolitano, Prodi e la nuova squadra di governo. «E' veramente un fatto particolare che io giuri con il mio governo lo stesso giorno, il 17 maggio, 10 anni dopo» nota il premier per il quale da quel gorno sono passate tante cose ma adesso «c'è un grande desiderio di rinnovamento». Prodi, che vivrà con la moglie a palazzo Chigi, è visibilmente soddisfatto. Spiega che la sua squadra, che si è formata «senza tensioni particolari», è molto coesa («Non è semplicemente un insieme di individui») e più omogenea «di qualsiasi descrizione che ne veniva fatta in precedenza».
Governo politico. A dare corpo al nuovo governo sono i big dell'Unione, come Massimo D'alema e Francesco Rutelli, e qualche «tecnico», il più prestigioso dei quali è senza dubbio il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa (quota Prodi). Nove sono i ministri dei Ds, 7 della Margherita, 3 in quota Prodi (compreso il ministro dell'Interno, Giuliano Amato) e 1 ciascuno per Udeur, Rosa nel pugno, Prc, Pdci (Alessandro Bianchi, Trasporti), verdi e Italia dei valori. I ministri senza portafoglio sono otto: Vannino Chiti (Rapporti con il Parlamento e Riforme), Luigi Nicolais (Funzione pubblica e innovazione), Linda Lanzillotta (Affari regionali), Emma Bonino (Politiche comunitarie), Giulio Santagata (Attuazione del programma), Barbara Pollastrini (Pari opportunità), Giovanna Melandri (Politiche giovanili e sport) e Rosi Bindi (Politiche per la famiglia).
Gli «spacchettamenti». Il primo consiglio dei ministri presieduto da Romano Prodi si è riunito ieri sera per la designazione dei sottosegretari e dei viceministri e per approvare i decreti che renderanno possibile scorporo e accorpamenti dei ministeri. Il ministero delle Attività produttive (ora si chiama Sviluppo economico) perde il Commercio Estero (che va con le Politiche europee) e il Turismo (ai Beni culturali). Il ministero delle Infrastrutture perde i Trasporti. I Beni culturali non avranno più lo Sport. L'Istruzione perde Università e ricerca mentre dal Welfare sono stati ricavati tre dicasteri: Lavoro, Politiche sociali e Politiche della famiglia. Il ministero per i Rapporti con il Parlamento accorpa invece le Riforme.
La «geografia» delle poltronissime. La parte del leone la fanno Lazio e Toscana con 5 ministri ciascuna. Seguono Campania (4), Emilia Romagna (3), Toscana (3), Lombardia (1), Veneto (1), Molise (1), Puglia (1), Calabria (1). Le regioni non presenti nelle «poltronissime» del nuovo governo sono la Sicilia, la Liguria, il Friuli Venezia Giulia, l'Umbria, le Marche, la Basilicata, il Trentino Alto Adige, la Valle d'Aosta e l'Abruzzo.
Le donne, gli esordienti. Poche e senza portafoglio. Sono solo sei le donne ministro del governo Prodi. Solo una, Livia Turco, si insedierà in un ministero con portafoglio. Romano Prodi aveva promesso che almeno un terzo dei posti (pari al 35%) sarebbe stato ricoperto da donne mentre il suo secondo governo fa registrare un 24% di presenza femminile. Questo, comunque, non toglie al Professore la soddisfazione di poter dire che il suo governo, nella storia della Repubblica, è il più «rosa».
Tra le sorprese, si registra l'ingresso di Mario Bianchi (Trasporti) indicato dal Pdci, Paolo Ferrero (Prc) alle Politiche sociali e Luigi Nicolais (FDs) alla Funzione Pubblica.