A Fastweb due round della sfida a Telecom
MILANO. Continua nelle aule dei tribunali lo scontro commerciale tra Telecom Italia e Fastweb. L'ultimo round sulla riconquista dei clienti è andato a Fastweb. La Corte d'appello di Milano ha infatti respinto il ricorso di Telecom contro Fastweb in relazione all'abuso di posizione dominante che, secondo l'ex monopolista, la società guidata da Parisi praticava nelle tariffe di terminazione alte con le quali poi sussidiava i prezzi bassi praticati in sede di gare pubbliche. La Corte ha poi accolto il ricorso di Fastweb mirante a impedire al colosso delle tlc l'utilizzo di informazioni sui clienti perduti.
L'annuncio della vittoria è stato dato oggi dall'ad di Fastweb, Stefano Parisi, che ha sottolineato come «il 100% delle gare aggiudicate vedono un ricorso di Telecom contro di noi, tutti ricorsi che perde». Inoltre, la Corte d'appello ha accolto la domanda cautelare di Fastweb contro Telecom per l'utilizzo di informazioni sugli ex clienti del monopolista per attività legate al riacquisto dei clienti perduti. La Corte ha deciso che per i comportamenti successivi all'accoglimento della domanda cautelare, Telecom dovrà dare 500 euro per ogni telefonata. «Credo che nella fair competition ci sia una possibilità di sviluppo reale: la concorrenza deve esserci, ma con le armi normali della competizione: prezzo, qualità e capacità di ingresso sui mercati», ha aggiunto Parisi.
La Corte di Appello nell'accogliere la domanda di Fastweb ha ordinato a Telecom «di astenersi dal proseguire nei comportamenti abusivi esaminati in motivazione e in particolare consistenti: nell'utilizzo delle informazioni sugli ex clienti da parte delle sue divisioni commerciali per attività mirate di winback (riconquista di clienti, ndr) ed effettuate soprattutto mediante chiamate telefoniche agli ex clienti migrati presso Fastweb; nell'utilizzo dei dati forniti dagli ex clienti sul nuovo gestore in sede di recesso dai contratti in essere con richiesta di number portability; nell'incentivazione della propria rete di vendita attraverso provvigioni maggiorate e altre forme d'incentivazione selettivamente collegate esclusivamente alla riconquista di clienti di Fastweb; nell'offerta di servizi a condizioni di favore selettivamente riservate agli attuali clienti Fastweb per convincerli a ritornare in Telecom; e in attività di denigrazione ai danni di Fastweb».
LA REPLICA.Il giudice non ha emesso nessuna sentenza definitiva e ha riconosciuto la posizione dominante di Fastweb. Sulle strategie di winback, Telecom precisa che «non sono mai stati utilizzati i dati degli ex clienti» e che «l'azienda non ha promosso alcuna campagna per convincerla a ritornare in Telecom».