La prima volta di Giorgio


ROMA.E' incominciata di buon'ora la giornata di Giorgio Napolitano e si è conclusa solo dopo le 19. L'uomo, schivo e di poche parole, prima di conferire a Romano Prodi l'incarico di formare il nuovo Governo, ha incontrato gli esponenti politici di destra, sinistra e centro e i senatori a vita. Il presidente poco incline al sorriso, una caratteristica compensata dall'indole ben più schietta e solare della moglie, Clio, il Capo dello Stato che ama Joyce forse più di Edoardo De Filippo, non si è mai tolto la giacca. Nemmeno per un momento, assicura chi gli è stato sempre accanto. Look rigorosamente britannico, in gessato blu scuro, cravatta in tinta, quasi puntiglioso nel riconoscere a Berlusconi «l'impegno profuso per garantire stabilità di Governo».
Dietro i sorrisi, le vigorose strette di mano e i saluti cordiali, sui visi dei politici per lo più blu-vestiti che si sono alternati al Quirinale erano ancora leggibili i segni di una tensione che, evidentemente, ci vorrà un po' per smaltire del tutto. La fronte corrugata del presidente del Senato, Franco Marini, ha avuto senza dubbio la meglio sulla volontà di apparire rilassato. Evidente, comunque, il cambiamento del suo look. Gli spezzati che abbinavano prevalentemente il marrone a tutte le nuances del verde hanno lasciato il posto a impeccabili grisaglie scure. Con il sorriso smagliante di Bertinotti, che ha incontrato Napolitano subito dopo, si è cambiato registro.
Anche l'ex leader di Rifondazione comunista ha adeguato gli armadi al nuovo ruolo. Il gentiluomo di campagna ha sfoggiato un elegantissimo abito grigio, misto seta, visto il riflesso lucido, cravatta in tinta monocolore, leggermente più chiara. Ha distribuito saluti e sorrisi. Anche agli immobili corazzieri. Non sarà un caso che dietro le quinte di Montecitorio di lui si dice che ha portato una ventata di gentilezza che, pare, sia riuscita a sciogliere anche le rigidità dei suoi detrattori. Ma anche lui, come Marini, in rigoroso silenzio.
In tarda mattinata, Silvio Berlusconi ha aperto il capitolo dell'inedito. Non si era mai visto, raccontano gli anfitrioni di palazzo, che un esponente politico arrivasse in ritardo e con la faccia da funerale all'incontro con il Capo dello Stato. Poche parole dai suoi alleati. «Parlerà Berlusconi per tutti» ha detto un impenetrabile Maroni. Poco male. Non ha certo rovinato la giornata del sorridente Romano Prodi, che per l'incontro ha trovato il tempo di cambiarsi l'abito blu con uno più istituzionale in grigio antracite.
Lo aveva preceduto la squadra più numerosa di queste consultazioni, quella dell'Unione: 13 parlamentari, guidati dal presidente del gruppo unico alla Camera Dario Franceschini e da quello del gruppo unico al Senato Anna Finocchiaro, in tailleur nero e camicetta color panna, molto sobria. Ma rigorosamente di seta. E prima ancora i senatori a vita. Riservato, come suo solito, l'ex presidente Scalfaro, che ha solo salutato i quirinalisti. Loquace, come suo solito, Cossiga: «Oggi termina la lunga marcia di un cammino cominciato dieci anni fa. Si chiude un ciclo politico». Ed ha rivendicato il primo passo che ha portato alla cancellazione della «conventio ad excludendum», quando favori la nomina di D'Alema a presidente del Consiglio.

Monica Giunchiglia