L'impegno a riconciliare gli italiani

ROMA. «Non sarò in alcun momento il presidente solo della maggioranza che mi ha eletto». Giorgio Napolitano ha giurato alle 17 e 6 minuti di ieri, nell'aula di Montecitorio. Applaudito da tutto il Parlamento, ma in modo tiepido da Forza Italia e Lega, con Silvio Berlusconi palesemente contrariato, scuro in volto. Al termine del discorso di Napolitano dopo il giuramento il presidente del consiglio batte appena le mani e, seduto al banco del governo, non si volta verso il capo dello Stato come invece fanno Fini e Martino che gli stanno a fianco.
A sera il presidente del consiglio darà una spiegazione del suo atteggiamento: «Ma come mai nessuno riconosce i meriti di questo governo? Siamo stati il più longevo della Repubblica, abbiamo fatto tantissime riforme, nessuno ne parla. Perché? Nel discorso di Napolitano non c'è stato nessun riferimento ai meriti dell'esecutivo, sono discorsi riferiti a una parte dell'Italia, non a tutti gli italiani». Sui banchi del governo nessun leghista, come nessun leghista, più tardi, andrà al Quirinale per il passaggio di consegne.
La giornata di Napolitano inizia con una mattinata di lavoro nel suo studio a Palazzo Giustiniani. C'è il discorso di insediamento da limare, c'è da preparare quello breve che leggerà in risposta al saluto di Carlo Azeglio Ciampi. Pranza a casa, come sempre in questi anni, indossa l'abito blu scuro e alle 16 e 33 è pronto a seguire il segretario generale della Camera, Ugo Zampetti, che è venuto per condurlo a Montecitorio. Esce di casa salutato da vicini e passanti, la campana di Montecitorio inizia a suonare.
Pochi minuti e Napolitano è alla Camera. I deputati e i senatori hanno fatto la fila per entrare, i rappresentanti delle Regioni sono in tribuna d'onore, la moglie di Napolitano, signora Clio, si è messa in una tribuna laterale con i figli Giulio e Giovanni, la nuora e i nipotini Sofia, 8 anni, e Simone, 5.
Quando Napolitano entra nell'aula della Camera le agenzie battono la notizia delle dimissioni di Carlo Azeglio Ciampi. Le ha vergate a mano con una calligrafia minuta. Le dimissioni decorrono dal giuramento. Giorgio Napolitano quando inizia il suo discorso è formalmente il nuovo presidente della Repubblica. Parla per 45 minuti, viene interrotto 31 volte dagli applausi, ma sono quasi sempre quelli del centrosinistra. Applausi bipartisan scattano solo quando parla del suo predessore, Ciampi, quando ricorda il sacrificio dei caduti italiani nelle missioni all'estero (con i parlamentari che si alzano in piedi), quando richiama la figura di Alcide De Gasperi e Altiero Spinelli.
Applauso unanime anche quando c'è il passaggio sul terrorismo fondamentalista islamico. «Un passaggio importante - dice Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma - soprattutto per l'accostamento fra terroristi suicidi e antisemitismo». Applaudono tutti meno Berlusconi. La rabbia del premier è evidente, fin troppo. Braccia conserte, nessun applauso convinto, lettura del programma come per manifestare l'indifferenza alle parole del capo dello Stato. «E' la prima volta che un presidente del consiglio non applaude», dice Francesco Cossiga. «Ho trovato di scarso gusto che Berlusconi non applaudisse mentre il Parlamento lo faceva e che si sia allontanato in modo sbrigativo», nota Piero Fassino.
Napolitano parte sulla Flaminia scoperta per raggiungere l'Altare della Patria. Berlusconi, come da cerimoniale, è al suo fianco: «Sono agli ordini», dice mentre Napolitano sale. Le Frecce tricolori passano sul cielo di Roma mentre il presidente riceve il saluto del sindaco di Roma: «Siamo certi che lei sarà un grande presidente». Poi, fra due ali di folla, con i corazzieri a cavallo di scorta, raggiunge il Quirinale. Nel cortile c'è la fanfara dei carabinieri a cavallo che suona l'Inno di Mameli, c'è un reparto dei Lancieri di Montebello in divisa storica (fra loro anche una donna), poi i rappresentanti di Marina, Aviazione, Guardia di Finanza e Carabinieri. In fondo alla guida rossa un commosso Carlo Azeglio Ciampi che riceve Napolitano. Berlusconi è stato guidato lontano, è entrato da un ingresso laterale del cortile. Nella sala dei Corazzieri scambio di omaggi fra Ciampi e Napolitano: «Signor presidente, caro presidente», iniziano in modo uguale i due saluti. «Le auguro l'affetto degli italiani», dice Ciampi. «Cercherò di seguire il suo esempio», risponde Napolitano. Poi i saluti, l'addio di Ciampi commosso. Fuori la gente aspetta: fischi per i rappresentanti del centrodestra, applausi per quelli dell'Unione. Un boato per Ciampi, se ne va sulla Maserati quattro porte che ha avuto in appannaggio, verso via Anapo.