Vaitkus «brucia» Bettini


TERMOLI. Bettini, dopo il traguardo, alza le mani al cielo. Ma la tappa la vince Vaitkus, che le mani le tiene bene sul manubrio. Questione di centimetri, ma la tappa non è di Paolino. Bettini accusa il lituano di aver tirato una codata, ma tra i due, quando Vaitkus cambia leggermente traiettoria, resta spazio. Ci piacerebbe dar ragione al Grillo, ma vista da fuori è cosi. Tutto succede a Termoli, sotto un sole squillante, alla fine della nona tappa. E non è quello che ci aspettavamo.
Si pensava alla quarta volata vincente di McEwen. In subordine a una fuga di comprimari, lasciata andare dai boss. Ma McEwen non può fare la volata alla pari, perché reduce da un lungo inseguimento dopo essere stato mollato in una salitella da ridere. Cosi finisce con una volata atipica, con il canguretto a mezzo servizio, con Bettini che sente odore di rivincita sulle volate perse in precedenza (lui vuole la maglia ciclamino e Mc ha già detto che si ritirerà), con la tenera Milram che tira la volata al fantasma di Petacchi, con il lituano che rompe gli indugi per primo, salta Ongarato e va verso la fettuccia; con Bettini che gli piglia ruota e tenta di bucarlo sulla sinistra, a fil di transenna, ma gli dice di nuovo male. In classifica non cambia niente. E anche oggi sarà difficile la sorpresa grossa. Dopo la Maielletta, gli organizzatori, mossi a pietà, avevano cucito una frazione breve e dolce che, tra l'altro, consentiva alla Lotto di controllare, con sforzo relativamente piccolo, le eventuali fughe. Siamo passati dal mare d'Abruzzo a quello del Molise con qualche digressione all'interno, con grande velocità e tanta voglia di sole. La fughetta l'hanno si tentata Krivtsov, Monnerais e Illiano (quest'ultimo ce lo eravamo pure giocato in pronostico, ma si è fatto subito inghiottire dal gruppo), però senza convinzione. Il meno convinto era indubbiamente il francese, cosi l'ucraino ha pure provato a mollarlo. Restare soli, in fuga, in riva al mare, significa staccare una cambiale-boomerang. Naturalmente lo hanno ripreso, ma ha almeno mostrato di non essere «cameriere», di non voler servire, in cambio di modesta mancia, la portata buona a quei furboni degli sprinter.
Quando tutto dice volata, si sparigliano un po' le carte. Su una salitella si stacca McEwen, i compagni se ne accorgono tardi, vanno a rimorchiarlo ma in testa al gruppo, con la Lotto spompata che non «tiene» più la corsa, si crea l'anarchia. Ci provano un po' tutti, sulle minirampe che portano a Termoli. I più illustri sono Pellizotti e Davis, ma è la Milram-orfana-Petacchi, al solito, a fare il lavoraccio. Non le serve a niente, come non serve a Bettini essere il primo che rompe gli indugi. Oggi tappa molto più nervosa di quella di ieri verso Peschici. I saliscendi non sono Dolomiti, ma nascondono bene chi decide di andare in fuga. Può essere una delle ultime occasioni per gli uomini non di classifica (e non da volata). Stasera il Giro fa dietrofront (chi in auto, chi in aereo: trasferta lunga ma meno di quella dal Belgio) per rispuntare, dopo una giornata di riposo, a Pontedera per la cronometro. Si strologa già molto sulla prova contro il tic-tac. In teoria dovrebbe favorire Basso. Anche Savoldelli, se il cedimento della Maielletta non è stato un'avvisaglia. La struttura dell'89º Giro è già sbozzata, ma per darle un volto bisognerà attendere. Fino all'Aprica. E qualcuno, a quel punto, potrebbe aver patito una crisi simile a quella sofferta e superata da Di Luca nel week-end.

dall'inviato Antonio Frigo