La difesa di Moggi: «Ero contro i poteri forti»
ROMA. Cinque ore. Tanto è durata l'accanita difesa di Luciano Moggi davanti ai magistrati della procura di Napoli. Cinque ore per respingere l'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva e minimizzare gli episodi contestati nell'ordinanza che ha mandato in tilt il mondo del pallone. L'ex direttore generale della Juve era atteso al Nucleo operativo dei carabinieri di Via In Selci alle 10,30. È arrivato da Torino con un'ora di ritardo, per colpa del traffico aereo su Fiumicino. Accompagnato dai suoi legali, gli avvocati Paolo Trofino e Fulvio Gianaria, Moggi ha fatto il suo ingresso in caserma dal passo carraio, a bordo di una monovolume grigia, dribblando le decine di giornalisti e fotografi assiepati davanti l'ingresso principale. Poi è stato accompagnato al terzo piano dell'edificio, dove lo attendevano i Pm Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci.
L'interrogatorio, stando alle notizie trapelate, si è svolto in un clima garbato e con almeno tre pause: la prima a mezzogiorno per un caffè, la seconda alle due per un panino, la terza intorno alle tre e mezza per un Campari con patatine arrivato dal bar vicino.
A Moggi i magistrati hanno posto molte domande. Ma in particolare avrebbero concentrato l'attenzione sul reato associativo. E Moggi ha negato con forza. Ha tentato di demolire l'accusa sostenendo che se vi sono stati degli illeciti penali, questi sono da ascrivere ai singoli e non a un sistema di vertice, men che meno a un vertice da lui guidato.
«Non esiste nessuna cupola. Ciascuno in questo mondo pensa per sè e le allenze sono ballerine. Il calcio è fatto cosi», avrebbe replicato l'ex dg bianconero di fronte all'insistenza degli inquirenti, che lo ritengono invece il fulcro della frode sportiva messa in atto durante il campionato 2004-2005 e forse non solo.
«Se ho agito cosi l'ho fatto per non essere sovrastato, per non essere io la vittima dei poteri forti», avrebbe proseguito Moggi senza spiegare a quali poteri si stesse riferendo e cercando di minimizzare le contestazioni. Anche quella relativa al presunto sequestro di persona dell'arbitro Paparesta avvenuto al termine della partita Juventus Reggina del 6 novembre 2004.
«Non è andata cosi, non c'è stato nessun sequestro», avrebbe replicato.
Durante il lungo interrogatorio non sono comunque mancati i momenti di tensione. Almeno in un paio di occasioni Moggi avrebbe perso il suo proverbiale sangue freddo lasciando trasparire le emozioni. Il momento più difficile, quello in cui è stata dura ricacciare indietro le lacrime, è venuto quando i magistrati hanno iniziato a fargli sentire le registrazioni delle conversazioni telefoniche intercettate: quelle sulle griglie arbitrali arrangiate tra amici, quelle sulle lezioni da impartire ai nemici, quelle sui favori da fare alle squadre protette e non alle altre.
Di fronte all'enorme mole di contestazioni, gli avvocati di Moggi hanno chiesto tempo. Tempo per studiare le carte, tempo per consentire a Moggi di mettere a fuoco le conversazioni e i fatti contestati. «Ci sono migliaia di telefonate e talune risalgono anche a due anni fa», ha spiegato l'avvocato Trofino definendo Moggi «un uomo molto provato dalla lunga serie di avvenimenti». Un uomo «in condizioni fisiche disastrose», ha continuato il legale aggiungendo che nei prossimi giorni sarà certamente presentata ai Pm una memoria difensiva. Dopodichè potrebbe anche esserci un nuovo interrogatorio.
Ai pubblici ministeri Moggi averebbe comunque rivolto un appello. «Lasciate in pace mio figlio», avrebbe chiesto con uno slancio paterno in difesa di Alessandro, già finito nel registro degli indagati della procura di Roma per il filone d'inchiesta sulla Gea. Poi l'ultima frase: «Sono stanco, ma ho cercato di chiarire tutto quello che potevo».
L'ex re del calcio italiano ha quindi lasciato il fortino di via Selci in auto, ancora una volta dall'ingresso secondario, ancora una volta senza dire una parola. Fuori una selva di fotografi e nemmeno l'ombra di un tifoso. Tra il pubblico, a parte gli studenti di ingegneria dell'Università La Sapienza, dirimpettai dei carabinieri, solo qualche coppia di turisti incuriositi dai capannelli di cronisti in attesa sotto il sole.
A sera, i magistrati hanno ascoltato anche un testimone. In qualità di persona informata dei fatti è stato sentito Enrico Varriale, giornalista Rai e conduttore della trasmissione sportiva «Sabato sprint». Ma l'attività istruttoria proseguirà anche oggi, sia da parte dei Pm partenopei, al lavoro nella capitale ancora per un giorno, sia da parte degli inquirenti romani impegnati sulla Gea. Sui convocati circolano molte indiscrezioni: si fanno i nomi dell'arbitro Collina, del presidente della Lega Calcio Adriano Galliani, dell'allenatore del Milan Carlo Ancelotti, e del ct azzurro Marcello Lippi. Mercoledi, invece, si terrà il vertice fra tutte le procure che indagno: Napoli, Roma Torino e Parma, dovranno decidere sulle rispettive competenze. Salvo conflitti.