Ticino, il Comitato ora lancia l'allarme

PAVIA. Manutenzione continua per il Ticino. Costerebbe meno che affrontare sempre più spesso l'emergenza e garantirebbe migliore qualità delle acque, navigabilità e sicurezza. E' un suggerimento, ma sembra anche un serio rimprovero quello contenuto nel dettagliato e lungo documento sottoscritto da tutte le associazioni che aderiscono al Comitato per la Navigazione sul Ticino e consegnato alle amministrazioni responsabili, per un verso o per l'altro, della «buona salute» del fiume azzurro.
In calce ci sono dunque le firme dei rappresentanti delle associazioni e imbarcaderi che aderiscono al Comitato per la Navigazione sul Ticino: Associazione Amici Del Po, Imbarcadero Biancardi, Idrometro, Associazione Imbarcadero Travacò, Associazione Battellieri Colombo di Pavia, Associazione Difesa Natura e Ambiente di Pavia, Imbarcadero Varesi di Pavia, Associazione Motonautica Pavia, Associazione Canottieri Ticino Pavia, Cus Centro Universitario Sportivo Pavia, Imbarcadero Biancardi di Pavia, Imbarcadero Trieste di Pavia, Imbarcadero Ravizza di Bereguardo.
Tutti quanti preoccupati che capiti, come in passato, che la scarsità di risorse idriche renda non navigabile, anche se parzialmente e temporaneamente, il Ticino: «In questo contesto - si legge ne documento - è evidente a tutti che solo un riassetto del letto del fiume nei punti più critici potrà consentire la sopravvivenza della navigazione fluviale: una delle ragioni d'essere del parco, certo non la più importante, ma nemmeno la più trascurabile».
Vengono anche elencati i punti critici della navigazione, che possono anche punti pericolosi: secca a monte dell'imbarcadero di Travacò, relitti vegetali sommersi a monte dell'unica arcata transitabile del Ponte Coperto di Pavia, l'intero tratto di fiume compreso tra il ponte della ferrovia e il ponte della Libertà, la secca della località Chiozzo, la zona del Canarazzo antistante l'ex Poligono Militare, la secca antistante la cascina De Michetti, la secca in località Mulino della Valle, la secca a monte del ponte dell'autostrada a Bereguardo e la secca a monte del canale d'uscita dell'imbarcadero di Motta Visconti.
Insomma, si chiedono soldi. Ma meno di quanto si creda. E poi, per un'utile scopo: «L'attuazione degli interventi necessari potrebbe apparire onerosa a chi non avesse valutato l'entità dei lavori già compiuti nel 2004 in località Chiozzo da parte del Comitato Per La Navigazione Sul Ticino: un intervento compiuto nei punti critici presenti nel tratto compreso tra il ponte di Bereguardo e la confluenza con il fiume Po avrebbe un costo di circa poche decine di migliaia di euro, mentre il ripristino annuale degli scavi costerebbe circa un terzo. L'efficacia di questo intervento si manifesterebbe non solo a vantaggio della navigazione, ma un attento riassetto del letto del fiume garantirebbe in parte la salvaguardia delle rive: cosi che non si assisterebbe più alla perdita di ettari di bosco, distrutti dalla costante erosione all'esterno delle curve del fiume, soprattutto nell'area vigevanese, né alla demolizione delle rive, anche nei tratti urbani, come sta avvenendo a Pavia nella località Chiozzo, e come non è avvenuto nel 2004 nella stessa località grazie agli scavi compiuti dal Comitato.
Non è difficile valutare come più soggetti pubblici (Regione, Provincia, Comuni) e più soggetti privati, dagli imbarcaderi alle società e associazioni potrebbero concorrere con importi individuali non rilevanti a finanziare quest'opera manutentiva che avrebbe come obiettivo quello che si è prima detto: un'opera che rivelerebbe un rapporto costi-benefici estremamente vantaggioso». Ma il Comitato, da solo, non può realizzarla. Tocca agli enti. Se amano davvero il fiume azzurro. (f.ma.)