Staminali, esperti da tutto il mondo al convegno in programma a Pavia


PAVIA. Ad aprire i lavori sarà il professor Camillo Ricordi, un chirurgo italiano che dirige il più importante centro statunitense per la ricerca sul diabete. E' stato lui, un anno fa a Miami, ad effettuare (su una donna) un trapianto di insule pancreatiche associate a cellule staminali.
Un intervento che ha avuto pieno successo, aprendo nuove prospettive in questa frontiera della medicina biologica. Lo «stato dell'arte» sulle staminali sarà al centro del convegno internazionale organizzato da Università, San Matteo e Fondazione Menarini, in occasione del centenario del Nobel a Camillo Golgi. A presiedere il congresso saranno il professor Mario Viganò, direttore della divisione di Cardiochirurgia del policlinico, il professor Paolo Dionigi, direttore dell'Istituto di Chirurgia Epatopancreatica del San Matteo, ed il professor Carlo Alberto Redi, direttore del Laboratorio di Biologia dello Sviluppo dell'ateneo. Dopo l'inaugurazione di martedi (con la lettura magistrale del professor Ricordi in Università), il giorno dopo i lavori si svolgeranno nell'aula Burgio della Pediatria del San Matteo. Sono previsti, tra gli altri, gli interventi del professor John B. Gurdon (di Cambridge), il «padre» di Dolly la prima pecora «clonata», e dei professori Franco Locatelli e Franco Benazzo di Pavia, che in Oncoematologia pediatrica ed Ortopedia stanno già ottenendo significativi risultati nell'applicazione delle staminali. «Stiamo vivendo una fase cruciale delle ricerche su queste cellule - sottolinea il professor Dionigi -. Oggi sono sempre più diffusi gruppi che studiano i meccanismi di differenziazione e trasformazione delle staminali. E, nel contempo, cresce l'applicazione sperimentale anche in relazione alla loro possibile associazione nei trapianti com'è avvenuto nel caso dell'intervento effettuato a Miami dal professor Ricordi». E' un aspetto, quest'ultimo, seguito con grande interesse anche dal professor Viganò. «Si tratta di un settore dove esiste un grande fervore di ricerca. Però bisogna stare attenti a non seminare pericolose illusioni. Serve ancora un approfondimento di ricerca, accompagnato da un'ulteriore sperimentazione». E la possibilità di ricorrere a staminali in caso di trapianto, per limitare i casi di rigetto? «E' una tesi suggestiva, ma deve essere ancora dimostrata - afferma Viganò -. Le staminali endogene dovranno rimpiazzare le omologhe. Pur essendo il cuore un organo in apparenza semplice, comporta un tale coinvolgimento di vasi e cellule che richiede ancora numerose ricerche».

Sandro Repossi