Mucca pazza, un nuovo caso
PAVIA. Nell'estate del 2001 Giusy, mucca di un allevamento di Valle Salimbene, era stata trovata positiva alla Bse. Altri 162 capi dello stesso allevamento furono abbattuti ma risultarono poi negativi al test per il morbo della 'Mucca pazza". Fu il primo allarme in provincia di Pavia. Scoppiato e rientrato a fine settembre dello stesso anno. Scattato in un momento in cui la sorveglianza era serrata in tutti gli allevamenti nazionali. Nelle scorse settimane un nuovo caso ha toccato, indirettamente, la provincia di Pavia. Un bovino di un allevamento pavese, macellato in una struttura del lodigiano, è stato sottoposto di routine ai controlli per la Bse e i risultati delle analisi sono stati positivi. Ma l'allevamento da cui proviene non ne è interessato.
La mucca, infatti, proviene da un allevamento d'origine che ha sede in Friuli. E proprio questa azienda sarà interessata dalla segnalazione, come prevede il regolamemento dell'Unione europea in materia di controlli sulla Bse. Con un esame dei capi appartenenti alla stessa 'corte" (e quindi della stessa famiglia, ma anche quelli cresciuti insieme e alimentati nello stesso luogo) il sequestro e l'eventuale abbattimento di capi.
Nato nel 1997, il bovino 'fermato" nel lodigiano è stato acquistato e trasferito nel pavese nel 2000 anno in cui il divieto di utilizzo di farine contenenti proteine derivate da tessuti mammiferi - responsabili dello sviluppo di Encefalopatia spongiforme bovina - era già entrato in vigore. E a dire il vero i provvedimenti, in tema di prevenzione della Bse bovina e in particolare nel settore dell'alimentazione animale, erano state adottate dalla Direzione generale di sanità pubblica veterinaria già nel 1994.
Per l'Asl di Pavia la pratica però è archiviata. Sul tavolo del servizio veterinario di viale Indipendenza, coordinato da Massimo Aguzzi, è giunta all'inizio di aprile la notizia che un bovino, proveniente da un allevamento del pavese e consegnato al macello della provincia di Lodi, era risultato positivo al test della Bse. L'animale di età superiore ai trenta mesi è stato infatti sottoposto ai prelievi di midollo che, dopo i due anni e mezzo sono previsti di routine suio capi inviati al macello. Il campione è stato inviato all'istituto zooprofilattico di Brescia che ha scoperto la positività. La verifica è stata effettuata dall'istituto di referenza di Torino. Ed è giunta una conferma che non lasciava spazio ai dubbi.
E' cosi scattata l'analisi anagrafica dell'animale attraverso la marca auricolare di riconoscimento. E' stato possibile appurare che il bovino è cresciuto in un allevamento pavese ma è nato in un'azienda agricola del Friuli nel 1997. L'anno in cui è stato acquistato da un allevatore pavese è il 2000. E le misure anti-Bse erano già in vigore da tempo. Compreso il divieto di somministrazione delle farine e dei mangini contenenti proteine derivanti da tessuti di mammiferi. La malattia non è contagiosa. Ma si manifesta circa cinque anni dopo l'avvenuto contagio. L'indagine sanitaria riguarderà ora, come prevede il regolamento comunitario, l'allevamento d'origine. (m.g.p.)