L'emozione degli eletti all'estero

ROMA.Voterebbe volentieri per Napolitano perché è un uomo saggio, autorevole, «uno che sa bene che cosa significa fare politica».
Antonio Razzi, originario di Chieti, deputato eletto all'estero nella lista dell'Italia dei Valori, frequenta i palazzi della politica da pochissimi giorni, ma una idea precisa se l'è già fatta: «Bisogna fare l'accordo. Berlusconi non lo vuole uno troppo di sinistra, al Quirinale, non credo che D'Alema abbia molte possibilità di spuntarla», dice, come se Napolitano non fosse pure lui un uomo di sinistra.
«E' diverso, è un'altra cosa, Napolitano è garanzia di rispetto istituzionale e imparzialità. Comunque, finché quelli della Casa della Libertà continueranno a votare per Letta, noi continueremo a votare scheda bianca. Anzi, pardon, io continuerò a votare per Franca Rame». Già, ha incassato 24 voti, 4 più di D'Alema: «Largo alle donne, in Svizzera siamo abituati a lavorare con il gentil sesso. Le donne sono molto più abili nelle situazioni delicate, sono più concrete, non si lasciano prendere dalle ansie».
Sono passate oltre quattro ore dall'inizio delle votazioni, ma Razzi sembra non sappia cosa sia la stanchezza: «Troppa emozione, è un giorno importantissimo, come si fa a essere stanchi. Poi ci sono tante cose da imparare, persone da conoscere, entrare nei meccanismi».
Non meno entusiasta è Antonella Rebuzzi, senatrice di Forza Italia, anche lei eletta in Europa: «L'altra settimana, quando c'è stata l'elezione del presidente del Senato, mi sentivo frastornata anche perché la politica italiana è molto vivace. Ho dovuto prendere la valeriana per scacciare via la tensione, ora però sono più lucida». Nessun pericolo, dunque, di scrivere un nome per un altro sulla scheda? «No, proprio no. Letta, voto per Letta, il dottore».
«La vedremo, la vedremo», risponde indirettamente Edoardo Pollastri, senatore, prodiano, eletto nella circoscrizione del Sudamerica (come Luigi Pallaro, indipendente). «Napolitano - dice Pollastri - io faccio il tifo per lui. Abbiamo bisogno di garanzie, di esperienza e di classe. Sono sicurissimo che l'accordo si trova». E se invece dovesse saltar fuori che il nome giusto è quello di Marini? «Insomma, qua siamo di fronte a un paese che ha bisogno di essere normalizzato, c'è bisogno di mettere ordine in materia di tasse, lavoro, case e, naturalmente, ci vuole qualcuno che non dimentichi i diritti degli italiani all'estero». Messe insieme, tutte queste cose, è un lavorare di quelli seri. «Certo - aggiunge - proprio cosi. Lo dico perché so, con cognizione di causa, che sono tantissime le cose da fare e quelle nelle quali mettere ordine. Se c'è una persona che può riuscire nell'intento questa è Prodi». Ma Prodi non è candidato al Quirinale. «Non scherziamo, lo so bene, ma so altrettanto bene che solo lui potrà scegliere gli uomini giusti per l'Italia».
Monica Giunchiglia