Fumata nera con 438 schede bianche

ROMA. Fumata nera grazie alle schede bianche. Il primo scrutinio per l'elezione dell'undicesimo presidente della Repubblica si conclude con un nulla di fatto. Gianni Letta, candidato della Casa delle libertà, si ferma a quota 369 voti ben lontano dai 673 (due terzi degli aventi diritto) necessari a diventare presidente. Le schede bianche (indicazione di voto del centrosinistra) sono state 438, 27 i voti andati a Massimo D'Alema, 24 a Franca Rame (indicata dall'Italia dei Valori), un voto in meno per Adriano Sofri, indicato dalla Rosa nel pugno. A seguire il tirolese Brugger (12), Giorgio Napolitano (8), Giuliano Ferrara (8), Gino Strada (5), Ciampi (4). Tre voti per Bossi, Giuliano Amato, Cesare Previti, Rodotà.
Due ciascuno per Andreotti, Anzani, Berlusconi, Lidia Menapace. Sei i voti presi da Giampaolo Malavasi. Una ricerca in internet su questo nome non porta a niente di particolare, escono due omonimi sugli elenchi del telefono, abitano entrambi in provincia di Modena.
I candidati di bandiera non vanno giù a Clemente Mastella che annuncia di far convergere, nella votazione di oggi, i suoi voti su Giuseppe De Rita.
Oggi si replica alle 11,30, con indicazione di maggioranza e opposizione per la scheda bianca. La terza votazione seguirà a ruota, domani altre due, con il quorum che si abbassa alla maggioranza semplice.
Se ieri fra voto, scrutinio e riconteggio se ne sono andate 4 ore, oggi, in prima votazione, si potrebbe scendere sulle 3 e mezzo, ma se in terza votazione dovesse nascere una candidatura condivisa (Napolitano, sembra), i tempi si allungheranno fino a oltre le 5 ore (scrittura del nome, lettura, riconteggio).
Questi gli aspetti tecnici che si sommano a quelli organizzativi con la Camera che deve far fronte con buvette e ristoranti a un afflusso doppio rispetto al solito. Cosi il cortile si trasforma in piazza, con piccoli padiglioni dedicati alle dirette tv e gazebo che accolgono i fumatori.
Folla e spinte anche in Transatlantico, esauriti i bicchieri di plastica per bere alla fontanella da cui sgorgava la stessa acqua della Fontana di Trevi.
In tutto hanno votato 984 dei 1009 aventi diritto fra senatori, senatori a vita, deputati e rappresentanti delle Regioni. «Noto che ci sono molti voti in meno per Gianni Letta - commenta a caldo Alfonso Pecoraro Scanio, Verdi - spero che sia segno di riflessione all'interno della Cdl». In effetti per il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ci sono 81 voti in meno del previsto, cosi come sono 43 le bianche che avrebbero dovuto essere conteggiate e non ci sono. Anche contando i vari voti dispersi, candidati di bandiera nel centrosinistra, non si comprende bene da dove saltano fuori i 27 voti per D'Alema. Un omaggio di parte del centrosinistra, o un messaggio del centrodestra?
Forse ha giocato di più una sorta di libera uscita del voto di molti fra i presenti nell'aula di Montecitorio. Fanno fede le diciotto schede nulle e le 22 disperse (candidati che hanno preso un voto).
Fra le nulle - spiega uno degli scrutatori - c'erano molti ineleggibili. «Nomi di fantasia, non persone reali che altrimenti sarebbero stati letti», chiarisce Teodoro Buontempo, An. Personaggi dei fumetti e da romanzo. «Dallo sport niente? Nessuna offesa per la Juve?». «Non posso dire, sport niente, però».
Sportiva, invece, è una delle schede disperse dedicata all'ex arbitro Casarin. Altri voti sono andati a Francesco Guccini, Mino Martinazzoli, Umberto Bossi, Antonio Bassolino. Uno alla moglie di Massimo D'Alema, Linda Giuva, nessuno a quella di Piero Fassino, Anna Serafini.
Giornata complicata quella dei grandi elettori del successore di Ciampi. Soprattutto nel centrosinistra. «Siamo andati a letto con Napolitano candidato e cosi è stato fino alle 15, poi è cambiato tutto», spiega un deputato Ds. Prodi si presenta all'assemblea degli elettori del centrosinistra e spiega che per far quadrato su Napolitano alla prima votazione occorre votare scheda bianca. C'è chi subito dissente, come la Rosa nel pugno, che annuncia di votare, ma solo al primo scrutinio, per Adriano Sofri. Anche Di Pietro fa fare un giro di valzer a Franca Rame. Gli altri tacciono, ma si vedrà poi che molti hanno già deciso di votare altro. Come i sei che hanno scritto «Giampaolo Malavasi». «Saranno emiliani», dice un deputato.
Cognome emiliano, gli unici due che aggiungono il nome Giampaolo, secondo la Seat, abitano a Carpi e a Novi di Modena. Il primo risponde al telefono sorpreso.
«Sei voti come presidente della Repubblica? Scherza? Non conosco nessun politico, sono un pensionato. Facevo il tipografo». L'altro fa l'imbianchino e il decoratore. Un po' di società civile.