Cava Balossina, gli atti alla procura
SANNAZZARO. Cava alla cascina Balossina: il consiglio comunale dice no alla pianificazione regionale sul polo estrattivo Sant'Antonio. Venerdi sera, c'è stato in aula il voto unanime dei tre gruppi consigliari, e la decisione di trasmettere tutti gli atti alla procura di Vigevano. Si chiede che la magistratura «verifichi l'eventuale esistenza di reati, individuando la responsabilità di chiunque vi abbia concorso». E cosi, dopo l'intervento del consigliere regionale Lorenzo Demartini contro il nuovo progetto della cava Balossina, è arrivato il diniego unanime dell'aula consigliare.
Tutti contro la cava, ovvero contro un mega-impianto che prevede un business estrattivo pari a 990mila metri cubi di ghiaia - il piano-cave provinciale parlava di 90mila metri cubi - per uno scavo di oltre due chilometri quadrati di superficie e 2 metri di profondità. Il business è colossale, di durata decennale.
In consiglio è stato detto espressamente: «L'interesse dei cavatori va ben oltre la tutela del territorio. Un ampliamento cosi imponente del progetto deve per forza avere qualche santo protettore in Regione». Il sindaco Michele Debattista ha sintetizzato: «L'intero iter giudiziale, di cui il Comune si è fatto carico per bloccare da subito uno scavo sotto costa, è ritenuto dagli stessi geologi inammissibile per portata, grandezza e degrado arrecato». Poi i sindaco ha fatto sapere che già un'istanza sindacale è partita all'indirizzo della Regione. Obiettivo: gli amministratori di Sannazzaro, i loro legali e consulenti tecnici chiedono di essere sentiti, prima che la commissione VI per l'Ambiente affronti il tema tanto contestato dell'ampliamento della cava, nonostante sull'impianto gravi una sentenza di blocco dal Consiglio di Stato.
Il vicesindaco Pierangelo Fazzini è stato esplicito: «Siamo di fronte ad un impianto estrattivo di proporzioni abnormi, inaccettabili per i rischi che comporta per l'intero terrazzo alluvionale sulla valle del Po, dove è ubicato l'aggregato urbano».
La giunta ha avuto mandato dal consiglio comunale «di individuare ogni possibile iniziativa, anche giudiziaria, al fine di impedire l'aggravamento del danno ambientale e di limitare quello già perpetrato». E già in paese si prospetta una petizione pubblica per la raccolta di firme.