Casa del Giovane, festa per i 35 anni Ernesto Olivero esalta don Boschetti
PAVIA. La Casa del Giovane ha festeggiato ieri i 35 anni di vita nel segno dell'indimenticabile don Enzo Boschetti. Dopo le staffette da Costa de Nobili, paese natale del don, alla statua in via Boschetti e il corteo fino in via Lomonaco 43, cerimonia di inaugurazione del cortile. Sono intervenuti il vescovo Giovanni Giudici, il senatore Daniele Bosone, il sindaco Piera Capitelli, i candidati alla Provincia Andre Albergati e Vittorio Poma e altre autorità.
Dopo le parole del responsabile di unità don Franco Tassone, decine di palloncini sono stati liberati verso il cielo. E alcuni giovani leggevano ad alta voce le schede illustrative delle varie attività della Casa del Giovane, sottolineate da applausi. Prima degli interventi, un bambino ha recitato la poesia 'Primavera vestita a festa". Il sindaco Capitelli ha sottolineato il forte legame ideale e concreto con la città. D'Urso ha parlato della collaborazione che fa crescere la comunità. Crotti ha sottolineato il valore dell'esperienza della Cdg. Il giudice Beretta ha accennato due realtà della Cdg, diocesana e locale.
Il vescovo Giudici ha ricordato l'inizio del procedimento diocesano per la beatificazione di don Boschetti e ha sottolineato il valore dell'attività educativa del Don, parlando dei doni della comunità: l'accortezza, la scienza, la sapienza, il dialogo educativo. E ha concluso: «Aiutiamoci vicendevolmente a realizzare un'educazione che sappia affrontare la durezza dell'esperienza, secondo l'insegnamento di don Boschetti». In margine, il vescovo ha detto che la causa di beatificazione procede con la raccolta del centinaio di testimonianze, che richiederà un anno e mezzo. Un attimo di tristezza quando don Tassone ha detto che uno dei giovani che ha lavorato alla realizzazione del cortile è ora in ospedale colpito da emorragia cerebrale.
Poi tutti si sono portati nel salone del Terzo Millennio per ascoltare la testimonianza di Ernesto Olivero, fondatore del Sermig (Servizio Missionario Giovani) di Torino e amico di don Enzo Boschetti. Olivero ha parlato del 'suo" don Boschetti, rammentando l'episodio in cui si conobbero: «Ero arrivato a piedi in pellegrinaggio, dopo aver percorso venti chilometri. Lui mi ha accolto e alla sera ho dormito qui a Pavia. Ricordo che ho fatto uno strano sogno in cui ricevevo tre buste. E alla mattina effettivamente ricevetti tre buste molto gradite. La santità di don Enzo? Era una brava persona, generosa, semplice, imitabile. Non parlava mai male di nessuno ed era un esempio assolutamente a portata di mano».
Olivero ha parlato della sua amicizia con Papa Giovanni Paolo II, raccontata nel suo ultimo libro: «Volevo diventargli amico e andai a Roma da un'amica suora, che mi presentò a un prete polacco, vicino al segretario del pontefice, Stanislao Dzivisz. Il giorno dopo ero dal Papa: mi lasciò parlare per quaranta minuti, gli raccontai i progetti che avevo per l'Arsenale di Torino. Alla fine Woytjla mi disse: 'Saremo amici, torna presto a trovarmi". Ci sono andato decine di volte. Ora sono anche amico di Papa Benedetto, ma non vi racconto niente».
Olivero ha detto che ha rifiutato l'offerta di candidarsi a sindaco di Torino: «Non avrei parlato male del sindaco uscente e candidato Sergio Chiamparino e avrei messo in lista il 51% di donne». Il fondatore del Sermig ha anche parlato della sua famiglia, dei tre figli. «Nel 2007 - ha detto - faremo a Torino il G8 alla rovescia».