Sheva spera ancora nel miracolo «Ma non sottovalutiamo il Parma»

MILANO. I sussurri, o forse meglio le speranze in ambiente rossonero parlano di un ipotetico vantaggio per il Milan dopo che la bufera intercettazioni si è abbattuta sulla rivale per lo scudetto. La parola d'ordine è non commentare le vicende giudiziarie juventine e Adriano Galliani è il primo a mantenere il totale silenzio, evitando qualsiasi commento di una storia che rischia di avvelenare il finale di stagione. Andriy Shevchenko spiega però che «questa cosa difficilmente ci potrà aiutare. In campionato - aggiunge - dipende da noi, ma anche dalla Juventus».
«Noi - continua Sheva - dobbiamo vincere le due partite e sperare che loro facciano qualche errore. Ma non ritengo che i giocatori siano scossi dalle vicende degli ultimi giorni, anzi. Potrebbero essere più stimolati e caricati, per dimostrare in campo che se vincono lo scudetto vincono per meriti loro». Detto questo per il resto sulle intercettazioni Andriy cerca di glissare: «Certo è brutto quello che sta accadendo ma prima di tutto bisogna capire se è vero. Il calcio è uno sport pulito e ci sono dei giudici per far si che continui ad esserlo». Il 'garantista" Sheva ricorda che «una volta mi è capitato di essere coinvolto in uno scherzo: mi hanno fatto vedere in televisione che parlavano di me per una cosa che non avevo fatto, ma in quel momento mi sono reso conto che a tutti può accadere di essere tirati in ballo per vicende in cui non c'entrano. E se ne parlano i media poi è difficile far cambiare opinione alla gente». Un capitolo a parte merita il futuro di Shevchenko, che ormai ci scherza su: «Mi chiedono dieci volte al giorno dove andrò. Ormai a volte mi alzo la mattina e mi domando anch'io: dove vai?», sorride e poi comunque garantisce: «Nessuna novità sul mio futuro». E a chi associa il suo nervosismo nelle ultime uscite alla volontà di cambiare aria, spiega: «Capita a fine stagione di essere un pò più nervosi. Ho chiesto scusa per il labiale perchè avrei dovuto comunque contenermi. Però ci vorrebbe anche un po' di correttezza, quelle cose le dicevo tra me e me. Vorrà dire che imparerò la prossima volta a dirle in arabo». Basterebbe in ucraino, si precisa dalla platea, ma lui ridendo risponde: «No, perchè per quello troverebbero di certo un traduttore». Meglio pensare alla sfida di Parma: «Dobbiamo fare tre punti», conclude Sheva.