Previti dà le dimissioni e va in carcere


ROMA. In una cella singola tra i detenuti comuni. È finita a Rebibbia la giornata dell'ex onorevole Cesare Previti. Dopo la notte della condanna a sei anni confermata dalla Corte di Cassazione, l'avvocato Previti si è presentato spontaneamente ai cancelli del supercarcere romano. Lo ha fatto poco dopo mezzogiorno dribblando, senza dire una parola, i giornalisti accampati all'ingresso del suo studio di via Cicerone. Una mossa a sorpresa, ma studiata a tavolino, che ha preso in contropiede anche il direttore del penitenziario, non ancora in possesso del provvedimento di esecuzione della pena poi arrivato da Milano.
Prima di costituirsi, Previti aveva annunciato le proprie dimissioni da parlamentare eletto nelle liste di Forza Italia con una lettera di fuoco. «Dopo dieci anni di battaglie, dopo aver subito una persecuzione giudiziaria senza eguali, di fronte al plotone d'esecuzione che ieri ha concluso l'opera, con tanto di colpo di grazia alla nuca, Cesare Previti esce di scena», si legge nel comunicato in cui il penalista si proclama «sconfitto nella forma ma non piegato, umiliato da una giustizia esclusivamente politica ma mai ferito nel mio orgoglio, trattato come un criminale ma sereno perché mandano consapevolmente in carcere un innocente». «Ho già scritto la mia lettera di dimissioni da parlamentare - prosegue poi l'atto d'accusa - perché non permetterò a lor signori di infliggermi anche l'ultima umiliazione, quella di cacciarmi. Alla maggioranza del Parlamento, al cui interno si annidano coloro che hanno diretto e spronato alcuni dei magistrati che mi hanno perseguitato, il compito di mettere la firma sotto l'ultimo atto di questo loro canovaccio».
Al comunicato è seguita la partenza in auto da Via Cicerone, il fortino dove per tutta la notte e per parte della mattinata Previti si era consultato con i suoi legali per decidere il da farsi col necessario anticipo e scongiurare cosi l'ipotesi peggiore (anche se remota), vale a dire quella di un trasferimento coatto in un carcere milanese. Prima dell'una l'auto di Previti ha quindi varcato la soglia di Rebibbia. E da cittadino libero l'avvocato si è trasformato in detenuto con condanna passata in giudicato per corruzione in atti giudiziari.
Le procedure non sono state rapide. Previti è stato fatto accomodare negli uffici della direzione in attesa che la magistratura di Milano trasmettesse il fax. Poi si sono svolte le formalità di rito: la consegna degli oggetti personali che non si possono tenere (come cravatta e cellulare), le foto digitali, le due visite mediche (generica e psicologica). Infine il trasferimento in una cella, ovviamente singola, dell'area transiti, quella riservata ai nuovi giunti. Pochi i divieti, molti i permessi, compresi quelli di guardare la tv e leggere i giornali.
La solitudine dell'ex onorevole di Forza Italia, già ministro della Difesa nel primo governo Berlusconi (solo lo stop dell'allora presidente Scalfaro evitò la sua nomina a Guardasigilli), non è durata a lungo. Appena in cella Previti ha ricevuto la visita del compagno di partito Marcello Pera. Un colloquio alla fine del quale Pera ha gridato allo scandalo raccontando di aver comunque parlato «con il Cesare di sempre», un uomo sereno «sicuro di sè e delle sue ragioni».
A rappresentare le ragioni di Previti continueranno adesso i suoi legali già pronti a ricorrere «contro una sentenza ingiusta e inaccettabile» persino alla Corte dei diritti umani di Strasburgo. Ma per ora si punta ad ottenere la concessione degli arresti domiciliari, anche in base alle norme della ex Cirielli sui detenuti ultrasettantenni. Due istanze sono in via di presentazione, ma non è detto che la magistratura di sorveglianza decida prima del fine settimana. E non è detto che la richiesta dei legali, che oggi rivedranno in carcere il loro assistito, venga accolta.
Nel frattempo, anche l'avvocato Pacifico, a sua volta condannato in via definitiva, ha presentato istanza di sospensione della carcerazione sperando nei domiciliari. Ci hanno pensato i suoi difensori mentre lui si consegnava, come Previti, a Rebibbia. Stessa sorte per l'avvocato Acampora mentre l'ex giudice Vittorio Metta, malato di cuore, dalla scorsa sera è ricoverato in una clinica per un malore.

Natalia Andreani