«Mio marito ha rapito Tommy ma non l'ha ucciso»
PARMA. Carcere di via Burla, area 41bis. Dietro le sbarre appare un volto di donna. Da circa un mese è in isolamento e in esclusiva, per la prima volta, racconta la sua verità. Una verità però piena d'ombre che l'atrocità compiuta non può che sottolineare.
Parla con voce ferma e i suoi avvocati, Lorenzo Isoppo e Luisa Tosi, ascoltano, la consigliano, portano notizie della sua famiglia. Lacrime poche, fermezza tanta. Lei, Antonella Conserva, 28 anni, compagna di Mario Alessi, è per gli altri detenuti «la donna del boss».
Anche se Alessi più che un boss è un criminale sulla cui testa pesano uno stupro e l'omicidio di Tommaso Onofri, 17 mesi, sequestrato e massacrato la sera del 2 marzo. Se i carcerati urlano ad Alessi «Assassino, ucciditi o lo facciamo noi», a lei gridano «Sporca bastarda».
L'ergastolo è il suo destino, anche se i suoi difensori cercheranno di ottenere gli arresti domiciliari e una pena meno pesante. La strategia degli avvocati conta, ma le accuse sono macigni e nessuno degli inquirenti dell'Antimafia di Bologna intende fare passi indietro.
«Ho smesso di fumare qui in carcere. Potrei comunque farlo...uscendo nell'ora d'aria. Ma mi sento più sicura qui in cella».
Le minacce dei carcerati sono pesantissime e mettere un piede fuori dalla sua stanzetta spoglia sarebbe un rischio elevato sebbene le guardie carcerarie garantiscano la sicurezza. Preferisce stare nell'obbligato silenzio dell'isolamento, stesa o seduta sul letto, con indosso solo una maglietta e un paio di slip. «I vestiti non me li danno. Posso indossarli solo quando incontro i miei avvocati», dice senza scomporsi.
Nulla sembra scalfire la corazza di questa donna, recita la parte della 'donna del boss" meglio di un'attrice navigata, eppure dichiara la sua innocenza senza alcun velo. Una cosa però la commuove e solo allora s'intravede, forse, che anche i mostri hanno un pezzo di cuore: il pensiero di suo figlio Giuseppe, che pochi giorni fa ha compiuto 7 anni. E' stato il primo compleanno senza i genitori.
«Io ho la speranza di poter riabbracciare mio figlio. A me accadrà ancora di accarezzarlo. Saranno i giudici a dirmi quando potrò incontrarlo di nuovo, ma so che Paola, mamma di Tommaso, questa speranza non ce l'ha più. Sento dolore dentro di me e vorrei scriverle una lettera, dirle che io non c'entro nulla con la morte del bambino. Ma qui non mi permettono di avere carta e penna».
Sguardo duro, capelli lunghi e appena lavati, sul letto c'è un dentifricio portato da una guardia. Gli occhi neri non tradiscono alcuna sofferenza anche se il corpo, robusto di costituzione, appare dimagrito di almeno dieci chili.
«Non voglio che mio figlio guardi la televisione. Non voglio che veda la mamma in manette. Ho chiesto a mia madre di non fargli vedere neppure i giornali», continua l'indagata per il sequestro di Tommaso Onofri, «un giorno spiegherò a Giuseppe cosa è accaduto ora deve stare solo sereno».
Antonella Conserva nega tutto, nega di aver saputo del rapimento di Tommy. Afferma la sua estraneità. «Mio marito mi ha deluso. L'ho odiato. Si, l'ho odiato tanto perché lo credevo davvero innocente. Il giorno che ci hanno arrestati non ci potevo credere che avesse veramente fatto del male a Tommaso. E ancora oggi sono convinta che lui non l'ha ucciso. Rapito si ma ammazzato no. Come posso accettare che le sue mani hanno spezzato la vita di quel piccolo bimbo e poi hanno accarezzato nostro figlio?».
Eppure la sera dell'omicidio 'la donna del boss" è salita in auto con il figlio Giuseppe ed è andata a prendere Mario Alessi.
«Era tranquillo. L'ho visto mentre camminava sulla strada di Casaltone, vicino al bar...», Antonella fa una pausa, perché proprio la titolare del bar ha poi incastrato Alessi raccontando agli inquirenti che quella maledetta sera lui non era mai entrato. «E' stato buono e normale per tutto il mese che si parlava del rapimento di Tommaso. Non ho mai dubitato di lui».
Ma a indicare la Conserva come complice attiva è l'altro arrestato, Salvatore Raimondi, che la sera del 2 marzo, con il bambino appena morto, alle 20,07 telefona ad Antonella per avvisarla di andare a prendere Mario. I telefoni cellulari sono intercettati dalla cella della zona di Sorbolo, vicino a Coenzo, dove Antonella e Mario hanno la casa. «Non so perché Raimondi mi accusi. Mi tiri in ballo. Salvatore è un giovane iroso. Brusco. E poi beve. Si, beve molto.
Il pomeriggio del 2 marzo venne a casa nostra, parlò a lungo con Mario e si scolò mezza bottiglia di grappa. Non so di cosa parlavano. Non so nulla di mappe e di prigioni per Tommaso. La famiglia Onofri la conoscevo, certo. Sono andata nella loro cascina di Casalbaroncolo e ora capisco bene che Paola e Paolo mi odino. La verità, su di me, verrà a galla».
Batte e ribatte, sottolinea la sua innocenza, ma la telefonata del 5 marzo (tre giorni dopo il delitto), fatta da Raimondi ad Alessi, alle ore 21,52, getta accuse pesanti sulla Conserva.
Raimondi, negli interrogatori, racconta infatti che Antonella gli disse che Tommaso era stato ucciso (prova che sapeva dunque tutto -ndr) e che temeva che le telecamere di registrazione sopra i semafori della zona di Sorbolo, l'avessero ripresa la sera del delitto.
Ancora decisa, dura, inflessibile, 'la donna del boss" non molla. Neanche sotto interrogatorio, con il pubblico ministero Lucia Musti che le sbatte sotto il naso la foto di Tommaso costringendola a guardare gli occhi azzurri del bimbo che non c'è più, si lascia andare e confessa quello che tutti attendono. «Mi sento confusa. Ho pensieri contraddittori su Mario, un uomo con cui condivido la vita da 14 anni. Si, mi ha preso che ero una ragazzina. Abbiamo fatto un figlio. E ora mi ritrovo qui dentro».
Seppur confusa nega addirittura che Alessi abbia stuprato una ragazza. «No, lui mi ha sempre detto che non è vero. E io ci credo. A Mario ho sempre creduto».
La cella si richiude. La 'donna del boss" resta sola con i suoi terribili segreti.