Ciampi accoglie i soldati uccisi in Iraq

ROMA. Tornano le salme dei caduti di Nassiriya e Franca Ciampi consola la vedova Ciardelli: «Noi donne siamo forti». Carlo Azeglio Ciampi, presidente della Repubblica agli ultimi giorni del mandato, poggia le mani sulle bare. Fausto Bertinotti, al primo incarico ufficiale da presidente della Camera, partecipa al lutto, sulla pista dell'aeroporto di Ciampino, accanto al ministro della difesa Antonio Martino e al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta.
Silvio Berlusconi, presidente del consiglio sotto sfratto, se ne sta in disparte, mischiato al gruppone di militari degli stati maggiosi. Pudore o polemica. Il suo ufficio stampa accredita il primo.
Il cerimoniale della morte, a Ciampino, è purtroppo consolidato. Quando atterra il C130 in arrivo dall'Iraq con a bordo le bare del maggiore Nicola Ciardelli e i marescialli Franco Lattanzio e Carlo De Trizio (le vittime, com'è consuetudine, sono state tutte promosse di grado), i primi a salire sull'aereo sono i carabinieri dei Ros. A loro è affidata l'inchiesta sull'attentato. Fotografano le bare, si fanno consegnare elementi di prova raccolti a Nassiriya e riportati indietro insieme alle vittime, aspettano la conclusione della cerimonia per accompagnare le salme all'obitorio, dove già ieri sera sono state eseguire le autopsie.
Concluse le formalità burocratiche, è giunto il momento della commozione. Mentre si diffondevano sulla pista di Ciampino le note del silenzio, il presidente Ciampi ha cominciato a camminare verso il C130 dando il braccio a Giovanna Netta, la vedova di Ciardelli. L'emozione è forte. La donna cerca di resistere al dolore ed è in questo momento che le viene in soccorso Franca Ciampi. Il presidente, intanto, si avvicina alle bare, salutate con gli onori militari dai vertici della Difesa e benedette dall'ordinario militare Angelo Bagnasco.
Ripetendo un gesto visto altre volte, Ciampi alza le braccia, le appoggia sul tricolore steso a coprire le bare, trasmette col silenzio il dolore. Gli sono accanto anche il ministro degli esteri Gianfranco Fini, il sindaco di Roma Walter Veltroni, il prefetto della capitale Achille Serra, i presidenti della Regione Lazio, Piero Marrazzo, e Abruzzo, Ottaviano Del Turco.
Gli uomini insigniti di cariche pubbliche sono tutti in prima fila per gli onori ai caduti. Meno Silvio Berlusconi. Il leader di Forza Italia è gelido con tutti meno che con Gianfranco Fini, che abbraccia. Con Fausto Bertinotti, attaccato a fondo in un'ulteriore giornata segnata dallo scontro politico, scambia un saluto di circostanza. A Ciampi, Berlusconi neppure si avvicina. L'atmosfera pesante del lutto si fa densa, mentre fuori dell'aeroporto qualche decina di ragazzi di Azione Giovani inscena una gazzarrata pro militari e anti Bertinotti.
Il corteo con i carri funebri parte senza solennità. Diretto all'obitorio per le autopsie che sveleranno una verità già conosciuta: i nostri militari e il loro compagno romeno sono morti bruciati vivi. Oggi la camera ardente all'ospedale militare del Celio, dove i leader dell'Unione hanno annunciato una visita in mattinata. I funerali si svolono martedi, nella basilica di Santa Maria degli Angeli.
Subito dopo la cerimonia di Stato i resti dei tre militari saranno traslati nelle regioni di provenienza, per funerali privati e sepolture accanto ai familiari. A Pisa, dove il vescovo officerà le esequie del maggiore Nicola Ciardelli, la famiglia del militare ucciso ha deciso di battezzare Niccolò, il figlio di Nicola, pochi minuti prima della messa funebre. Un modo, hanno spiegato, di manifestare speranza,
Franco Lattanzio e Carlo Di Trizio saranno sepolti martedi sera. Il primo a Pacentro, in Abruzzo, suo paese d'origine, il secondo a Bisceglie, in Puglia.