«Non c'è stata nessuna sottovalutazione»
ROMA.Non c'è stata alcuna sottovalutazione dei rischi da parte dei comandi militari. Due giorni dopo l'attentato di Nassiriya, il comandante del reggimento Msu dei carabinieri, colonnello Paolo Maria Ortolani respinge l'ipotesi che si sarebbe potuto fare di più per evitare l'attacco al convoglio in cui sono morti tre militari italiani ed uno romeno. «Tutte le precauzioni possibili erano state adottate - assicura il colonnello Ortolani - nulla è stato trascurato. Proprio la mattina dell'attentato l'orario in cui è passato il convoglio era stato variato. E cosi il percorso. Tranne, ovviamente, nella parte finale (quella dove è avvenuto l'attentato, ndr), perchè li l'itinerario è obbligato». Il procuratore militare Antonino Intelisano che ha aperto un'inchiesta contro ignoti per verificare eventuali negligenze dei vertici militari riguardo le misure di sicurezza. Inchiesta definita dal sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano «sconcertante». «Da tempo i magistrati che indagano sui fatti di terrorismo - sottolinea - si dimostrano contrari a utilizzare le informative dei servizi segreti, anche quelle contenenti particolari concreti. Oggi, invece, gli allarmi degli 007 sulle minacce ai militari italiani sono alla base dell'inchiesta della procura militare. E' assurdo: i terroristi vengono messi in libertà e chi rischia la vita viene messo sotto processo». Per i militari in Iraq, dunque, non ci sono state falle nel sistema di sicurezza. Bisogna però capire cosa è accaduto visto che dall'inizio dell'anno una decina di informative dell'intelligence e quattro attentati (l'ultimo cinque giorni prima di quello costato la vita ai tre militari) avevano segnalato i rischi cui andava incontro il contingente nella apparentemente «tranquilla» provincia di Dhi Qar. E' ormai certo che la bomba che ha ucciso i tre militari italiani e il caporale romeno, è un ordigno artigianale di tipo militare, realizzato da mani esperte con una carica cava direzionale, che era stato collocato dietro il cordolo del marciapiede. A realizzarlo potrebbero essere stati gli iraniani, per poi passarlo a fazioni radicali sciite, ma anche ex appartenenti ai servizi segreti di Saddam passati dalla parte della guerriglia.