«Voi siete la vera Città Ideale»

PAVIA.Leonardo da Vinci era a tal punto innamorato di Pavia che la considerava la 'città ideale" per la forma a pianta romana, l'organizzazione urbana, il sistema di canali alimentati dal Ticino. E si servi delle osservazioni analitiche condotte sul territorio per studiare addiruttura la creazione di una nuova città nel Ducato di Milano, da collocare appunto nel territorio del Pavese e della Lomellina. Egli pensava anche che fosse meglio costruire ex-novo una città anzichè contaminare le aree suburbane con un incremento delle attività edilizie fuori dal centro urbano.
La 'scoperta" di questo aspetto caratteristico del pensiero del Grande Fiorentino avviene con la lettura di numerosi appunti riscontrabili in differenti Codici. A parlarne è Gianni Carlo Sciolla nella 35ª Lettura Vinziana.
«Leonardo da Vinci - scrive Sciolla - in 25 anni di frequentazioni pavesi mentre era alla corte milanese degli Sforza, rimase affascinato dalla sua struttura urbana regolare bagnata da un corso d'acqua (il Ticino) che gli permise di studiare a fondo il tema del rapporto città-corsi d'acqua».
Nei disegni, aggiunge lo storico, «Leonardo diede uno studio per una città fluviale ispirata al Ticino e certamente a Pavia. Le osservazioni sul campo gli diedero lo spunto per avanzare l'ipotesi di una città ideale. Sembra infatti che il Fiorentino intravedesse la necessità di una soluzione radicale nell'affrontare il problema dell'affollamento del primo nucleo cittadino; non solo decentramento nel senso di incrementare l'attività edilizia di aree suburbane, ma addirittura la fondazione di una città nuova nel ducato, che fosse geometricamente organizzata secondo un sistema di canali alimentati da un grande fiume. Città a pianta quadrata, come un campo militare romano, o fusiforme per rendere il deflusso delle acque più efficace, come nei progetti di trent'anni dopo per Romorantin in Francia».
Per arrivare a simili conclusioni Leonardo si serve di osservazioni che a un profano potrebbero apparire banali, come quelle della ghiaia del fiume, del moto della navetta del cercatore d'oro sul greto dei torrenti o della descrizione dei monticelli di rena accumulati dal vento sui bordi del fiume.
Nel Codice Atlantico, poi, Leonardo riporta poche ma pregnanti osservazioni sulla statua del Regisole e sull'importanza di riferirsi ai modelli classici. Il Fiorentino lo studia e lo descrive verso la fine del Quattrocento. E naturalmente lo disegna durante i lavori per il monumento commemorativo a Francesco Sforza. (s. c.)