Che bolgia, mancano solo le seggiolate

ROMA.Alessio Butti sembra D'Artagnan, baffetti e pizzetto, Achille Totaro pare un pilone del rugby. I due ‘eroi' del centrodestra entrano in scena quando l'aula del Senato è una bolgia. Tutti si affannano intorno a Franco Marini, erroneamente dato per vincente. Lo stesso Marini fa il gesto regale di andare a salutare lo sconfitto, Giulio Andreotti. Ma i due ‘arditi' della Cdl, entrambi di Alleanza Nazionale, risalgono la corrente e cominciano ad agitarsi dietro il banco della presidenza.
Butti, soprattutto lui, comasco, 42 anni, celibe, lotta come un leone. Gli ordini ricevuti dallo stato maggiore del centrodestra sono perentori: resistere fino all'ultimo cavillo. E loro non cedono di un millimetro.
Nell'aula del Senato va di scena l'esatta ripetizione, in scala, delle elezioni del 9 e 10 aprile. Contestazione sulla regolarità del voto, fino a spaccare in quattro l'ultima scheda. Lo scrutinio si blocca. Il gelo lentamente risale la parte sinistra dell'emiciclo. Dall'altra parte ci si comincia ad agitare: «Angius! Basta con i brogli!» Il vecchio Oscar Luigi Scalfaro cerca di prevalere con il campanello: «Ma la prego, ritrovi un po' di calma..». Roberto Formigoni, neosenatore, indica con rabbia il senatore Fabio Giambrone, dipietrista, che parla al cellulare: «Vergonati! Via il telefono! Che vuoi fare?». Giambrone è uno dei quattro segretari dell'Unione che dovrebbero decidere l'elezione di Marini. L'incertezza è assoluta. Martino Albonetti (Prc), Marco Filippi (Ds) e Simonetta Rubinato (Margherita) devono prendere atto che i due di An non firmano, che c'è un regolamento. Le regole, le maledette regole.
Dai banchi della Cdl temono di tutto, scrutano le truppe nemiche. L'atmosfera è rovente. Marcello De Angelis, senatore dell'estrema destra con un passato burrascoso, si allarga in un sorriso: «Qui finisce a seggiolate».
Giulio Andreotti, che sembra immobile, sibila ai suoi vicini: «Mbè, Francesco mica è Franco». Ma da Marco Follini, il ribelle dell'Udc, arriva, con una nota, uno schiaffo tremendo ad Andreotti e a tutto il centrodestra: «La contestazione delle schede attribuite a Francesco Marini anziché a Franco rappresenta uno spettacolo avvilente e indecoroso per le istituzioni».
«Hanno esultato troppo presto, ho sentito che già brindavano. Ma si sarebbero appropriati di una vittoria che non gli compete», dice Silvio Berlusconi che segue le votazioni al Senato in tv. Il Cavaliere punta il dito soprattutto contro Scalfaro per aver posticipato la seconda votazione al Senato alle ore 22,00: «Il solito Scalfaro, il suo comportamento è stato di nuovo scorretto». Berlusconi spiega che «la maggioranza non si può reggere solo su uno o due senatori» e che «il centrosinistra è dilaniato al proprio interno, divorato da ricatti di tutti i tipi».
La mattina, quando gli riferiscono che le schede nulle sono attribuite a lui, fa spallucce: «Ma che cazzo! Le nulle sono quattro, io ne ho solo tre». Ma si vede che è soddisfatto. Nella votazione col giallo i ‘franceschi' che annullano l'elezione sono due. Dopo la mezzanotte, nella votazione che conclude la giornata invece esce fuori un Marini senza nome. Ma un Marini è senatore per la casa delle Libertà e bisogna ricominciare tutto da capo. Poco prima delle 1 la seduta viene sospesa mentre scoppia la bagarre e il segretario dell'Udeur e un collega affrontano duramente un parlamentare della Margherita tanto da dover far intervenire i commessi.