di Antonella Fantò
ROMA. La strategia di Silvio Berlusconi è chiara e sta facendo adepti. L'ex ministro del Welfare Roberto Maroni della Lega la sintetizza cosi: «Tener duro, non mollare e rendere la vita impossibile al governo della sinistra che nascerà, perchè loro non sono maggioranza». Il primo scrutinio della mattina comincia alla Camera dei deputati senza Silvio Berlusconi, assente dall'aula, perchè ancora a Palazzo Grazioli. Alla seconda 'chiama" arriva nel suo ufficio di presidente del consiglio seguito da uno stuolo di giornalisti, fotografi e cameramen. Alla domanda gridata mentre fa il percorso quasi di corsa «Allora Bertinotti sarà il presidente della Camera?», il premier Berlusconi allarga le braccia. L'indirizzo dato ai deputati forzisti è quello di votare scheda bianca.
Il Cavaliere si infila verso le 13,30 nell'emiciclo e scambia qualche battuta con Cirino Pomicino poi firma per chiedere di far parte del gruppo di Forza Italia alla Camera. Non ammette la sconfitta, tanto è vero che ancora nega di essere stato battuto. Mentre è in corso la votazione, Berlusconi mantiene il suo ruolo di gran capo e dispensa complimenti alle neodeputate. Ma poi torna sul tema delle elezioni: «Senza la par condicio avremmo vinto sicuramente, e sapete chi è che l'ha voluta?», sostiene alludendo a Casini. E ancora: «Dobbiamo ricordarci che abbiamo vinto noi queste elezioni con il 50,2%. Ora dobbiamo mantenere forte la voglia di combattere». Con altri deputati che incontra nell'emiciclo, Berlusconi si rammarica: «Abbiamo perso per un soffio». E aggiunge che se tornasse indietro rivedrebbe il rapporto con i pensionati: «Li si poteva certamente fare meglio. Ma ora daremo battaglia su tutto fino in fondo». E' di poche ore la lite con Giulio Tremonti, il quale si è sentito «tradito due volte»: una quando faceva il ministro, perchè è stato messo da parte, per lasciare il posto a Siniscalco, e poi richiamato sulla poltrona. La seconda volta, racconta sempre Tremonti, due giorni fa, quando è stato messo da parte dall'incarico di capogruppo di Forza Italia in favore dell'onorevole Elio Vito. Il premier cerca di sdrammatizzare l'arrabbiatura con Tremonti. «Vorrei fare anch'io il capogruppo, se no io me ne vado al gruppo misto» ironizza. Ma la frattura c'è, e tra i forzisti rispunta l'ipotesi da lasciare la nomina del capogruppo a una elezione, anche perchè - obietta qualcuno - in realtà Tremonti vuole prendere la sua arrabbiatura come scusa per passare prima al gruppo misto e poi alla Lega, che gli avrebbe già fatto alcune avances.
Il sottosegretario alla presidenza Paolo Bonaiuti, in una grisaglia impeccabile, spera naturalmente che il voto del Senato riesca a frenare il centrosinistra. «Il Senato, dove non c'è il premio di maggioranza» ha detto parlando con i giornalisti «rispecchia la situazione reale di un paese diviso a metà: noi abbiamo preso oltre il 50% dei voti mentre dall'altra parte vediamo un atteggiamento sempre più duro e intransigente da parte della sinistra».