Tommy, accertamenti rinviati


PARMA. A due passi da uno degli assassini del piccolo Tommaso: pochi metri che rappresentano però un abisso. I genitori di Tommy in una stanza e accanto, ammanettato, uno degli aguzzini che attendeva con la testa abbassata.
Paolo e Paola Onofri sono entrati nella caserma dei carabinieri di Parma con l'ansia di guardare in faccia Salvatore Raimondi ma nessuno sguardo si è incrociato. Non è stato permesso alcun contatto. Il detenuto è rimasto da solo in una stanza, in attesa che si svolgesse l'incontro tra gli avvocati della difesa e il colonnello del Ris, Luciano Garofano incaricato dai pm dell'Antimafia di procedere con le analisi degli oggetti sequestrati agli indagati e che dimostrerebbero la loro colpevolezza. Dal barattolo di vernice all'auto di Alessi, lo scooter di Raimondi, abiti, scarpette e la tutina del bimbo. I reperti erano pronti per essere visionati dai genitori del piccolo Tommaso e dai legali di Raimondi, Mario Alessi, Antonella Conserva e di Pasquale Barbera. «Le scarpine le posso vedere?», ha chiesto mamma Paola.
Occhi lucidi e lacrime hanno segnato le ore rimaste ad attendere nella caserma. Paola era in tensione perché doveva prepararsi a guardare anche la tutina macchiata di sangue del bambino. Tommy indossava quella quando l'hanno ammazzato. Ma per cause burocratiche l'accertamento tecnico irripetibile sugli oggetti in mano al Ris è slittato. Gli avvocati di Raimondi e Alessi hanno chiesto e ottenuto che gli esami siano effettuati con un incidente probatorio davanti al gip. Per Claudia Pezzoni, legale della famiglia Onofri, «l'importante è che si accerti la verità». Una verità che dovrà attendere prima di essere svelata del tutto, visto che la procedura giudiziaria prevede tempi lunghi per il conferimento del gip. Si cercano riscontri anche sulle armi che sarebbero state gettate nel Po dopo il sequestro. Intanto Giacomo Raimondi, fratello di Salvatore, indagato per concorso in sequestro, attacca Mario Alessi, il quale lo indica come l'autista che doveva portare il piccolo Tommaso nella cascina vicino a Selva Castello la sera del 2 marzo. «Non so nulla di questa storia. Alessi si è inventato tutto. Io non c'entro».

dall'inviata Roberta Rizzo