Tav, De Palacio: lavori non prima del 2010

TORINO. Un centinaio di manifestanti sotto la prefettura di Torino ha contestato Loyola de Palacio, ex commissario europeo ai trasporti, oggi coordinatrice del Corridoio 5. La signora de Palacio era in Italia per incontrare i sindaci dei comuni toccati dall'Alta velocità. E' rimasta un po' seccata per la contestazione e un po' perché tutti conoscevano il suo rapporto prima che lo illustrasse.
Loyola de Palacio è entrata da un ingresso secondario e ha lasciato poco spazio alle cerimonie, illustrando il suo pensiero: il Corridoio 5 Lisbona-Kiev si deve fare. Con le bandiere bianche NoTav, l'agguerrita delegazione ha urlato a gran voce l'opposizione della Val di Susa ai cantieri dell'Alta velocità. Eppure i cantieri, gli studi e gli accordi internazionali vanno avanti, anche se in tempi non brevi. Non inganni la posa della prima pietra per la nuova stazione di Porta Susa. Prima del 2009 non si capirà neanche come sarà. In più, anche i cantieri veri e propri per l'Alta velocità appartengono a un futuro abbastanza lontano: non si prevedono cantieri prima del 2010. Per adesso si continua a lavorare ai carotaggi.
Il tema appassiona e divide soprattutto sul fronte politico. Forza Italia e Unione hanno trovato un altro motivo di scontro. La presidente del consiglio della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, Ds, ne approfitta per sottolineare le responsabilità del governo Berlusconi sui ritardi. Soprattutto perché, come hanno sottolineato gli esperti messi al lavoro dalla De Palacio, ogni decisione spetta al governo. Non è comunque piaciuto ai piemontesi il riferimento a gruppi di pressione contro la Tav. Come se esistesse una lobby affaristica che soffia sulle proteste e non la ribellione di ambientalisti e cittadini delle alte valli preoccupati degli interventi sulle montagne italo-francesi. Numerose le reazioni agli incontri di ieri. Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, ha invitato ad andare avanti, fatte tutte le verifiche del caso. «Bisogna prendere molto sul serio i lavori dell'Osservatorio tecnico» ha detto invese il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, Ds. L'Osservatorio, diretto dall'italiano Mario Virano, parla appunto di quattro anni per completare studi e approfondimenti prima di un avvio vero e proprio dei lavori.
L'ex presidente della Regione Piemonte, Enzo Ghigo, di Forza Italia, ritiene che «è ora più necessario che Prodi sgombri il campo dalle ambiguità». Non dice però chi finora è stato ambiguo. Osvaldo Napoli, anche lui di Forza Italia, insiste che «i pochi a volere la Tav nel centrosinistra, fra i Ds e la Margherita, sono ridotti al silenzio, intimiditi e subissati di fischi». Luigi D'Agrò, dell'Udc conclude che «se Prodi non scioglie il nodo sulle gran di opere pubbliche, i cittadini devono sapere che i loro soldi verranno spesi unicamente per pagare penali».
A tutti una risposta arriva da Patrizia Sentinelli, di Rifondazione Comunista: «La nostra posizione rimane coerente al programma dell'Unione». Che tradotto vuol dire: le grandi opere si devono fare ma devono essere precedute da studi accurati e fasi di consultazione della popolazione locale. (l.v.)