Moto, l'impennata degli incidenti mortali
ROMA. Strade pericolose, moto potenti, scarso rispetto delle regole. È sempre più rischiosa la vita dei centauri che affollano le città italiane. Nell'ultimo fine settimane ben 16 dei 35 incidenti mortali che si sono verificati su strade e autostrade della penisola hanno coinvolto veicoli a due ruote. E negli ultimi dieci anni sono stati quasi 14mila i motociclisti che hanno perso la vita sull'asfalto.
Un dato in costante crescita (più 31,7 per cento nel decennio).
A raccontare la strage quotidiana sono le cifre elaborate sui bollettini della polizia stradale: dal 1995 al 2004 i centauri rimasti uccisi sono stati 13.429, e ben 786.985 sono stati i feriti, molti dei quali con un'invalididità permanente. «Numeri da guerra», secondo gli esperti del settore in allarme per l'assoluta indisciplina che caratterizza un ampio segmento degli amanti delle due ruote.
Troppi centauri, spiega Giordano Biserni, presidente dell'Associazione amici della polizia stradale, accettano il rischio. Troppi amano la sfida. Pur non essendo adeguatamente preparati si sentono tutti dei Valentino Rossi. Le moto poi, scooter compresi, sono sempre più potenti, capaci come niente di filare via a centotrenta all'ora. E l'effetto dissuasivo della patente a punti in sella arriva debole, poco efficace.
Il risultato di questa situazione è un incremento costante nel numero delle vittime e dei feriti. Nonostante la legge sul casco (estesa anche ai maggiorenni), l'ecatombe non si è fermata. O meglio. I dati presentati non possono essere letti senza tenere conto che fra il 1990 e il 2003 il parco dei veicoli a due ruote si è ingrossato a dismisura raggiungendo un più 33 per cento. Ma se questo dato appare come una parziale giustificazione all'aumento delle vittime, resta il fatto che l'Italia rimane comunque prima in Europa per numero di decessi: 1.552 morti nel 2004 contro i 1.253 della Francia, i 1.080 della Germania, i 758 della Spagna, ii 715 del Regno Unito, i 371 del Portogallo, i 199 della Polonia, i 189 dell'Olanda, i 156 dell'Austria, i 117 della Svizzera.
Il quadro italiano non migliora sulle quattro ruote. Nello scorso fine settimana ci sono stati complessivamente 35 incidenti mortali con 38 decessi contro i 25 incidenti e i 28 morti dello stesso week-end del 2005. Una lista infinita di vite spezzate che infiamma la polemica sulle sanzioni previste dai codici e sulla loro applicazione.
A richiedere pene più severe per i pirati della strada è il presidente dell'Associazione vittime delle strada, Giovanni delle Cave, in sciopero della fame per denunciare, dopo il recentissimo episodio di cronaca avvenuto nella città laziale, «che a Latina non si va in galera nemmeno se una persona si mette in macchina ubriaca e, contromano sulla Pontina, ammazza tre persone». «Proposte disastrose», replica la presidente dell'Associazione traumatizzati, Franca Vico. «Già con le norme esistenti chi provoca un incidente scappa per paura, non per furbizia. Con leggi più repressive - sottolinea - i pirati non farebbero che aumentere». (a.g.)