Un angolo "oscuro" della città
PAVIA. Che la zona del Confluente non sia stata, almeno negli ultimi tempi, una zona tranquilla lo testimoniano due vicende. La prima, più grave, vide l'ex titolare dell'Osteria costretto a cedere il locale a causa di continue estorsioni. La seconda, più recente, riguarda grossi cani lasciati liberi dai nomadi e residenti della zona attaccati e morsicati a varie riprese.
Sulla prima vicenda è in corso un processo e una nuova udienza è prevista per il prossimo mese di giugno. In sostanza, l'ex titolare dell'Osteria del Confluente ha raccontato ai giudici del Tribunale di un vero e proprio calvario durato tra il 1992 e il 2001. Nove anni nel corso dei quali il bar entrò nel mirino di alcuni 'Sinti". Prima tre o quattro, poi addirittura decine, provenienti da tutti i campi nomadi della provincia. I primi soprusi furono costituiti dalla pretesa di consumare bevande e pagarle meno degli altri clienti, se non, addirittura, non pagarle del tutto. L'ex gestore, inizialmente, si opponeva a questa condotta. Allora - secondo il suo racconto - i nomadi trovavano un pretesto qualsiasi per attaccar briga con qualcuno tra i clienti. Temendo che le continue zuffe potessero nuocere ulteriormente agli affari del locale, il gestore iniziò allora a offrire da bere ai 'Sinti" nonchè a concedere loro il telefono per effettuare chiamate gratis. La voce si sarebbe ben presto diffusa nella comunità e, con il trascorrere dei mesi, all'Osteria approdarono comitive sempre più nutrite di nomadi. Inoltre, alla pretesta di consumare gratis, si aggiunse ben presto l'estorsione. «Tre o quattro volte la settimana - ha detto l'uomo ai giudici - mi chiedevano dalle 100.000 alle 300.000 lire». Ogni resistenza era subito punita da minacce di gravità crescente, come danneggiare le automobili in sosta dei clienti o far trovare taniche di benzina davanti alla porta del locale. Sino a quando l'esercente cedette la licenza e denunciò ogni cosa alla Procura. Adesso il Tribunale sta processando quattro uomini di etnia nomade.
Nel frattempo la zona è stata teatro di un'altra vicenda inquietante che coinvolge sempre dei nomadi. Un uomo che vive in via Correnti ha presentato querela nei confronti di ignoti per alcuni episodi che gli sono accaduti e che riguardano cani di grossa taglia lasciati circolare liberamente dai nomadi. In un caso, dopo avere aperto un varco nella recinzione della proprietà, sarebbero entrati facendo strage di polli e di conigli. In un altro caso gli animali, per lo più pitbull e rottweiler, avrebbero aggredito l'uomo morsicandolo a un braccio. La vittima delle aggressioni si è rivolta all'avvocato Carlo Dell'Acqua e ha sporto querela contro ignoti. Tra l'altro, dopo avere protestato con alcuni nomadi, sarebbe anche stato minacciato dagli stessi. I due episodi, pur essendo di diversa natura e gravità, sono comunque emblematici di una situazione di disagio. Oltretutto, nelle ore notturne, la parte del Confluente più prossima al fiume è immersa in una discreta oscurità. Naturalmente l'estorsione e i casi di aggressione da parte dei cani non hanno nulla a che vedere con i fatti che hanno coinvolto un cittadino russo. Semplicemente stanno a dimostrare il fatto che la zona, in un recente passato, è stata piuttosto pericolosa. Quasi fosse un angolo dimenticato della città. (f.m.)