La vita, una difficile scalata

VIGEVANO.Mark Inglis è un alpinista neozelandese di 47 anni che nel 1982 durante una scalata del monte Cook, ha perso ambedue le gambe per congelamento. Ma nonostante l'amputazione vuole raggiungere la vetta dell'Everest.
L'alpinista disabile è partito in questi giorni dalla Nuova Zelanda con un gruppo di spedizione internazionale. Questo sportivo, gia medaglia d'oro di ciclismo nelle paraolimpiadi del 2000 a Sydney, ha assicurato che questa sua menomazione non sarà un ostacolo. In Mark Inglis prevale la forte volontà di esistere e di affrontare nuove sfide per vincere i limiti imposti dalla sua disabilita.
Questo suo pensiero mi ha indotto ad evidenziare la forza e i sentimenti che scaturiscono da forti traumi come la disabilità e la sofferenza. Ricordo i disabili costretti a restare tutto il giorno in un letto, ma sottolineo che questo non li induce alla morte e grazie alla presenza di una forte volontà, persiste in queste persone la voglia di vivere. Volontà presente anche nei disabili costretti a restare sempre seduti e che per andare a dormire devono essere sollevati di peso.
Molti disabili, come me, hanno la capacita di alzarsi in piedi con un aiuto, ma poi devono tornare seduti su una carrozzina. Cito anche gli anziani che vivono nel disagio e nella solitudine. Per cui anche noi che viviamo la sofferenza e la disabilità, non abbiamo la possibilita di scalare l'Everest, ma proseguiamo con impegno la scalata della vita.
Gianluca Castelbuono