Bush annuncia la campagna per nuove fonti di energia


Andrea Visconti
NEW YORK.Se la guerra in Iraq doveva servire per garantire all'America e al resto del mondo ampie riserve di greggio a basso prezzo, i calcoli dell'amministrazione Bush si sono rivelati sbagliati.
«Il presidente è preoccupato per l'impatto del caro-carburanti sulle piccole aziende e sulle famiglie», ha ammesso ieri il portavoce di George W. Bush spiegando che il capo della Casa Bianca intende portare avanti nuovi provvedimenti «per rendere gli Usa meno dipendenti dalle importazioni di greggio estero».
Il presidente Usa ha accennato alla situazione di crisi ieri durante il suo tradizionale discorso radiofonico del sabato alla nazione. «Nuove fonti di energia ci renderanno meno dipendenti dal petrolio importato», ha detto Bush facendo riferimento a veicoli elettrici ibridi e altre innovazioni tecnologiche. Lo stesso giorno da una parte all'altra degli Stati Uniti si registravano ulteriori aumenti del prezzo della benzina. Altri tre centisimi al gallone da un giorno all'altro mentre venerdi il prezzo del greggio aveva sfondato la barriera dei 75 dollari al barile.
L'opinione pubblica americana è furibonda perchè vista l'estensione del paese e le lunghe distanze, per la maggior parte dei pendolari non c'è modo di spostarsi senza l'auto privata. Stesso cosa per le casalinghe nei sobborghi residenziali dove non esistono reti di trasporti pubblici.
Mentre la situazione interna e internazionale si fa drammatica, dall'Iran è venuta ieri una notizia confortante. Il governo di Teheran, uno dei principali produttori di petrolio in ambito Opec, ha informato che non intende usare l'arma del greggio per forzare la mano all'Occidente in materia di energia nucleare. Europa e Stati Uniti premono perchè Teheran abbandoni la corsa al nucleare, temendo che diventi una potenza fornita di armi per la distruzione di massa. L'Iran risponde che vuole il nucleare per scopi energetici e pacifici ma Washington non ci crede e minaccia di alzare le armi o quanto meno di imporre sanzioni economiche.
«Siamo fermamente convinti che non ci sia ragione di imporre sanzioni, ma in ogni caso non taglieremo le nostre esportazioni di greggio», ha detto ieri il ministro del petrolio iraniano Kazem Vaziri. Le sue affermazioni sono venute a margine dei lavori del Forum mondiale per l'energia che si è aperto sabato a Doha, la capitale del Qatar. È qui dove i maggiori produttori di petrolio e i principali consumatori (fra i quali Cina e India) si stanno incontrando per far fronte alla situazione del caro-petrolio. Presenti anche i ministri delle Finanze dei maggiori paesi industrializzati che hanno espresso preoccupazione per la crescita economica mondiale. Le rassicurazioni venute da Teheran mettono cosi da parte, almeno per il momento, il piano di intervento dell'Agenzia Internazionale dell'Energia che, attraverso il suo direttore generale Claude Mandil, aveva fatto sapere che in caso di blocco dell'export iraniano avrebbe messo a disposizione le sue riserve.

dal corrispondente