Un'Accademia per Mozart

PAVIA.Non sono tempi facili, questi, per la musica. La delicata congiuntura degli ultimi anni si è ripercossa con severità, in Italia come in Europa, anche sulle attività concertistiche. I tagli ai bilanci di Stati ed Enti locali hanno colpito duramente stagioni d'opera e di concerti: i cartelloni sono ridotti all'osso, quando non sono stati addirittura completamente cancellati. Per non parlare poi di istituzioni, anche prestigiose, costrette dalle difficoltà economiche a gettare la spugna. Ci vuole perciò davvero uno straordinario entusiasmo (e forse anche una bella dose di lungimirante incoscienza) a pensare di far nascere in queste condizioni una nuova orchestra. Eppure dall'ottobre scorso Milano annovera tra i suoi appuntamenti musicali una nuova stagione: quella dell'Accademia Litta, una neonata formazione orchestrale composta da alcuni tra i migliori specialisti nell'ambito della prassi esecutiva storica operanti nell'area milanese. Musicisti in massima parte italiani, tutti con esperienza internazionale nelle più importanti formazioni di musica antica (il Giardino Armonico, l'Europa Galante, i Barocchisti, Modo Antiquo, ecc.) e che hanno deciso di riunirsi per dedicarsi al repertorio al confine tra Settecento e Ottocento. In questi primi mesi di vita, sempre cosi importanti nella messa a punto di una nuova orchestra, l'ensemble milanese ha scelto di privilegiare il repertorio del Classicismo: va da sè che, in questa annata di anniversari, questa scelta ha significato dedicarsi soprattutto a Mozart. E proprio con un programma interamente dedicato al genio salisburghese, che accosta alla Serenata K 203 arie da concerto e duetti operistici, l'Accademia Litta sarà ospite mercoledi prossimo della stagione del Fraschini. Del resto anche la nascita dell'orchestra è legata a un capolavoro mozartiano. Fu infatti all'indomani delle fortunate rappresentazioni dell'Idomeneo prodotto nel 2003 dall'Aslico (uno spettacolo che fu accolto ovunque, e in particolare a Pavia, da grandissimo successo) che Carlo De Martini e i musicisti da lui chiamati per la realizzazione dell'opera cominciarono a disegnare il progetto di una nuova compagine orchestrale: il desiderio di tutti era quello di non disperdere la fruttuosa esperienza di tanti mesi di lavoro in comune che avevano prodotto un risultato artistico di eccellente qualità. La formula individuata per la realizzazione del progetto fu quella dell'autogestione. Scelta alquanto inconsueta, almeno all'interno del panorama musicale italiano, ma che sottolinea significativamente il forte coinvolgimento dei musicisti: ogni anno, infatti, cinque componenti dell'orchestra sono chiamati a dar vita a un comitato direttivo cui viene affidata la gestione artistica e organizzativa. Per quel che riguarda la ricerca musicologica, particolarmente importante in un complesso basato sulla prassi esecutiva storica, l'Accademia Litta può contare sulla collaborazione collaborazione di Cesare Fertonani e Emilio sala, docenti presso l'Università Statale di Milano e specialisti illustri del repertorio musicale del Settecento. Già in questo primo anno di vita l'orchestra è chiamata a confrontarsi con un ambizioso e impegnativo progetto discografico, per il quale è ancora una volta Mozart a fare da protagonista. Dell'amatissimo Wolgang l'Accademia Litta sta infatti completando, in collaborazione con la rivista Amadeus, la registrazione delle Serenate. Nella sua trasferta a Pavia l'orchestra, guidata come sempre da Carlo De Martini, si presenta con un nutrito cast di solisti: il soprano Roberta Giuia, il basso Antonio Abete, il violinista Stefano Barneschi e il contrabassista Alberto Lo Gatto.