Il paese e i suoi abitanti
Q uando non c'era la televisione bastava poco, un fuoco, quattro amici, un bicchiere di vino per raccontarsi storie e leggende, che anche a Belgioioso erano il pane quotidiano. Nè potevano mancare i racconti su alcune figure caratteristiche del paese,successivamente diventate quasi mitologiche con il trascorrere del tempo, come è il caso di Giuseppe Rovida, che di mestiere faceva il carrettiere ed era chiamato da tutti"Al Pion".
Si dice che possedesse una forza veramente eccezionale tanto che venne soprannominato Pion perché quella era la pianta di salice che veniva tagliata non molto in alto e sulla cui testa crescevano abbondanti ramificazioni. Dunque non potendo crescere in altezza, cresceva in grossezza, assumendo in pochi anni una circonferenza notevole, come scrive lo studioso Angelo (Lino) Zanaboni nel suo interessantissimo volumetto 'Boschi e boscaioli. Gli uomini ed i racconti della riva sinistra del Po di Belgioioso". Pin Rovida era soprannominato 'Al Pion" perché era più largo che alto... Sprizzava energia da tutti i pori ed era il figlio unico di Bigiu, un contadino di gran razza, specializzato nel coltivare l'anguriera e provetto potatore. Di mestiere Pin Rovida faceva il carrettiere ed era un uomo piccoletto, alto attorno ai 160 cm. ma di una robustezza eccezionale, tanto che Zanaboni sostiene che avesse il torace largo come...la sua altezza! Naturalmente il Rovida era forte come una roccia e per questo veniva tentato e sollecitato da amici e compagni a dar prova della sua immensa forza. Spesso veniva 'spinto" da due o tre amici messi insieme, ma lui si impiantava con i piedi ben fissi per terra cosicché nessuno era capace di smuoverlo, nessuno era in grado di fargli fare neanche un solo passo. Un giorno si trovava con altri carrettieri in un bosco per caricare grandi tronchi e come al solito di andò a finire per parlare di forza. Allora un amico carrettiere indicò a Pin Rovida un tronco gigantesco e gli disse: «Parlate, parlate, ma quel tronco non sei in grado di portarlo da solo neppure tu, nonostante tutta la tua forza». Al Pion lo guardò un attimo, sorrise e poi disse: «Camminare con quel peso sulle spalle non saprei, ma sono certo che se me lo caricate sulle spalle, ci resisto almeno un minuto». Immediatamente parti la scommessa, un bottiglione di vino, ma di quello buono. Pin Rovida si piazzò al centro della strada, vicino a quel tronco. Allargò leggermente le gambe e respirò profondamente poi disse di essere pronto. Quattro robusti suoi compagni, con grande fatica, sollevarono il tronco di quel grosso pioppo e lo posero sulla spalla sinistra del Pion, che appena ricevuto il carico barcollò, leggermente e parve piegarsi. Tutti allora trattennero il fiato e pensarono che non ce l'avrebbe potuta fare. Invece, passati alcuni istanti, si rizzò con un gesto spavaldo, respirò profondamente quindi con un ultimo gesto spavaldo mise le possenti mani attorno al tronco per tenerlo fermo sulla spalla. Il Pion aveva vinto. Passò un minuto ed anche qualche cosa in più, quando Pion, ritenendo di aver vinto la scommessa, con un gesto che gli era abituale scaricò lo scomodo peso ed il tronco cadde a terra con un grande fracasso.
I compagni di lavoro lo applaudirono mentre qualche goccia di sudore apparve sul suo viso e l'indomani si bevve in compagnia, nel bosco, il bottiglione di vino. Il tronco fu segnato: pesava cinque quintali! Un'altra volta diede prova della sua grande forza, mentre faceva il 'portatore" nei boschi, cioè si doveva caricare la legna sulle spalle e portarla ad una catasta lontana. Stessa situazione di prima e stessa scommessa, un bottiglione di vino di quello buono. Pin Rovida si mise all'inizio della pedana inclinata che portava alla catasta alta quattro metri e li i suoi compagni lo caricarono pesantemente. Pin però trovò leggero quel carico e decise di aggiungere altra legna supplementare. Si aumentò dunque considerevolmente il carico e Pin Rovida sali comunque talmente agevolmente sulla catasta, per cui non si senti ancora soddisfatto della prova. Discese da quella catasta e venne caricato nuovamente, un carico talmente grande che Pin Rovida faceva persin fatica a tenere unito sul possente collo taurino, perché li e cosi si portava il carico di legna. Il nostro dunque andò diritto alla pesa con passo lento, fermo ma sicuro. Il pesatore, dopo aver tolta la tara (corrispondente al peso del Rovida) sentenziò che il peso da trasportare era di ben trecentocinquantacinque chili! Tutti si guardarono sbalorditi, sicuri che il tentativo sarebbe fallito, cioè il Rovida non ce l'avrebbe fatta ad arrivare sino in alto alla catasta di legna con quel pesantissimo carico."Al Pion", invece, scese dalla grossa basculla ondeggiando leggermente, poi prese la rincorsa e quasi di corsa affrontò la ripida pedana portando fin lassù in alto il suo pesante carico. Quando scaricò quella montagna di legna sulla cima della catasta furono applausi scroscianti come al circo!